Massimo Fini, Il denaro ´Sterco del demonioª. Storia di uníaffascinante scommessa sul nulla, Marsilio, 1998, 9 ottobre 1998
Storia dell’economia antica. Prima fase. Paleolitico (dal 30.000 al 10.000 avanti Cristo) non esisteva né scambio né denaro
Storia dell’economia antica. Prima fase. Paleolitico (dal 30.000 al 10.000 avanti Cristo) non esisteva né scambio né denaro. Denaro: elemento terzo, del tutto astratto, che consente di misurare valori altrimenti incommensurabili. Moneta: elemento comunque concreto, (il denaro che si fa carne?). Fritz Heichelheim: «Non esisteva alcun oggetto di scambio che non si potesse altrettanto facilmente procurare senza ricorrere al commercio». Seconda fase. Dal 10.000 al 3600 a.C. Con l’agricoltura (Turkestan) cessa il nomadismo, la tribù accampata ha dei vicini con cui è necessario manenere dei rapporti. Nasce lo scambio, tuttavia solo attraverso la tecnica del dono e del controdono. Non c’è alcun lucro e anzi è ben visibile, in quei popoli, la pericolosità del dono quando viene ricevuto. I Tlingit, indiani del Nord America: «Si mettono i doni sul dorso della gente che li riceve». Marcel Mauss (Saggio sul dono): «La cosa ricevuta non è inerte». Rito che annulla la pericolosità del dono o della dipendenza materiale: Potlach, cioè distruggere beni materiali, dando loro fuoco o fracassandoli, per il puro gusto di dimostrasene in-dipendenti. Analogia con la mistica odierna dello spreco. «Nulla è più lontano dalla mentalità dei primitivi dei concetti di risparmio, di investimento, di calcolo economico». Non c’è bisogno di scambi perché all’interno del gruppo o della tribù si trova tutto cioè di cui c’è bisogno. Forte solidarietà interna: nessuno è ricco, nessuno è povero, a nessuno manca niente di ciò che è necessario. Molto mal visti gli scambi di doni o baratti che facciano sospettare un guadagno di una o dell’altra parte. Terza fase: 3600 avanti Cristo. Urbanesimo, invenzione della scrittura. Rottura della struttura tribale e della solidarietà familiare. Giunti in città, uomini e donne si trovano per la prima volta privi di qualche cosa che si devono procurare. I Grandi Imperi dell’epoca regolano tuttavia il mercato attraverso un rigido concetto di equivalenza: l’equivalenza evita il profitto, sempre molto mal visto. «Una misura di frumento si scambia invariabilmente con una giara di vino, in ragione di uno a uno, un capo di bestiame di grande taglia con dieci di piccola taglia e così via». I ”prezzi” (cioè le equivalenze) restano stabili per centinaia di anni grazie al fatto che, nel periodo dei Grandi Imperi, lo Stato controlla al 90 per cento la produzione dei beni essenziali (Heichelheim). Gli antichi imperi si finanziavano esigendo tasse in natura o corvées. Erano società collettiviste. Quarta fase. Nascita del denaro. In Lidia, tra la fine dell’VIII secolo e l’inizio del VII «comparve per la prima volta nella storia dell’uomo la moneta coniata in metallo prezioso, garantita nel peso nella misura e quindi nel valore da chi l’aveva battuta, cioè lo Stato ma anche, almeno dall’inizio, da privati». Nasce anche il mercato insieme con la filsofia, la scienza, l’economia la polis , la democrazia, la personalità il lavoro individuale la povertà individuale e la solitudine dell’uomo. Testo letterario: le Opere e i giorni di Esiodo. Il mercato al minuto dei generi alimentari di Salamina (VII secolo). Secondo il mito fu Gige, re della Lidia, a coniare la prima moneta, l’elektron, combinazione di oro e argento. Di lì si diffonde rapidamente: a Corinto è attestata verso il 630 a.C. Nascono le monete nazionali - più deboli - e quelle internazionali, più forti. Monete internazionali: tetradrammi attici, moneta d’oro persiana, tartarughe di Egina, poloi di Corinto. I ricchi capiscono subito che conviene comprare spendendo le monete deboli (all’interno) e vendere incassando le monete forti (all’estero). Così come oggi con i dollari. Nasce anche l’interesse (a Babilonia tassi sui cereali oscillanti tra il 20 e il 33 per cento). Chi commercia con profitto o presta a usura è però considerato con disprezzo. «Il mercante individuale nel senso moderno del termine, che guadagna sulla differenza di prezzo tra ciò che acquista e ciò che vende, farà la sua prima apparizione in Grecia nel VII e VI secolo a.C., solo dopo l’introduzione della moneta coniata. Sarà in genere un meteco o uno straniero, agirà sul mercato interno, al dettaglio, col nome di kapelos e prenderà una posizione infima nella scala sociale, disprezzato da tutti». Per Platone e Aristotele il mercato era sospetto, qualcosa d’impuro. «Nell’ultimo secolo della Repubblica (romana) l’usura sfondò il muro del 50%. Molte delle rivolte di questo periodo, da Lepido a Catilina, sono dei tentativi di sottrarre l’aristocrazia e la plebe romana all’artiglio della nuova classe dei cavalieri (banchieri, mercanti, appaltatori di tasse) che teneva per la gola l’una e l’altra con il prestito a strozzo». All’inizio del IV secolo, a Delo, appaiono le banche «organismi che utilizzano i depsositi (fino a quel momento in mano a semplici cambiavalute) per concedere prestiti. Primo banchiere ricco di Grecia Pasione, che aveva accumulato quaranta talenti. Nascita anche dell’inflazione: all’epoca di Solone (fine del VI secolo) «un medimmo di grano costava una dracma. Nel 422 due dracme. Un bue 5 dracme sotto Solone e 51 nel 410 e 70-100 nel IV secolo. Dal VI al IV secolo il potere de’acquisto della moneta era crollato del 200% e dal 400 al 336 del 400%. Ultima fase: invasioni barbariche, distruzioni delle città, ritorno a un’economia autarchica, autosufficiente, votata all’autoconsumo dove per la moneta non c’è quasi più posto. vedi la Storia dell’economia moderna in 5943 Massimo Fini Il denaro «Sterco del demonio». Storia di un’affascinante scommessa sul nulla. Marsilio, 1998