Massimo Fini, Il denaro ´Sterco del demonioª. Storia di uníaffascinante scommessa sul nulla, Marsilio, 1998, 9 ottobre 1998
«Gli uomini della prima rivoluzione industriale mentre si lasciarono facilmente trasformare in merce fecero invece una strenua resistenza perché almeno la terra non fosse considerata tale
«Gli uomini della prima rivoluzione industriale mentre si lasciarono facilmente trasformare in merce fecero invece una strenua resistenza perché almeno la terra non fosse considerata tale. Gli Stati, anche quando divennero i forti stati nazionali della fine del XVIII secolo, durarono molta fatica a far entrare nella testa dei loro sudditi contadini che anche la terra è una merce che va trattata come le altre. In Francia e in gran parte del continente solo il Codice napoleonico arrivò a statuire ufficialmente la piena commerciabilità della terra. In Inghilterra la libertà di contratto estesa anche al suolo fu inserita nella commn law ancora più tardi, fra il 1830 e il 1860. In Germania i divieti perdurarono ben oltre la mpetà dell’Ottocento. In quest’ultimo caso, nota Simmel, tali divieti «hanno motivi essenzialmente fiscali e solo in via del tutto generale motivi di politica agraria: ma sembra che qualche volta abbia agito l’idea che si fa un torto al contadino anche se gli si offre in cambio un adeguato risarcimento in denaro». Fra la metà del XVIII secolo e i nostri giorni si opera quindi un gigantesco esproprio. Alla stragrande maggioranza degli uomini viene tolta la terra e gli viene dato al suo posto del denaro. Lì per lì il cambio può sembrare, forse, vantaggioso perché col denaro si possono fare molte cose, alcune anche divertenti, mentre con la terra una sola e faticosa («la terra è bassa» dicono i contadini). In seguito sorge qualche dubbio [...] Simmel: «Nel XVIII secolo la frequente vendita della terra dà al contadino una momentanea libertà. Gli viene sottratto qualcosa, tuttavia, che non si può pagare: l’oggetto certo della sua attività personale. Nella terra si celava qualcosa di completamente diverso dal puro valore patrimoniale: era per il contadino la possibilità di un operare utile, il centro degli interessi, il contenuto che dava orientamento alla sua vita, e che egli perdeva quando invece che la terra possedeva soltanto il suo valore in denaro».