10 ottobre 1998
Ansa HITLER E L’ANTISEMITISMO ’REDENTIV: LA TESI DI FRIEDLANDER (NOTIZIARIO INFORMAZIONI LETTERARIE) (di MASSIMO LO MONACO) (ANSA) - ROMA, 9 OTT - SAUL FRIEDLANDER:"LA GERMANIA NAZISTA E GLI EBREI" (GARZANTI; PP
Ansa HITLER E L’ANTISEMITISMO ’REDENTIV: LA TESI DI FRIEDLANDER (NOTIZIARIO INFORMAZIONI LETTERARIE) (di MASSIMO LO MONACO) (ANSA) - ROMA, 9 OTT - SAUL FRIEDLANDER:"LA GERMANIA NAZISTA E GLI EBREI" (GARZANTI; PP. 442 L. 49.000). Il mondo si sarebbe salvato solo con l’eliminazione totale degli ebrei. Questa fu l’unica idea che guidò Adolf Hitler e che mise in pratica negli anni in cui resse la Germania nazista. Un’antisemitismo di tipo ’redentivò, lo definisce lo storico Saul Friedlander, uno che il nazismo lo conosce bene per averlo sperimentato direttamente sulla propria pelle di bambino. Fu questa dimensione ’redentivà, questa "sintesi di fuore omicida e di un fine ’idealisticò - pienamente condiviso dal nucleo centrale del partito - che portò Hitler", per Fredlander, "alla decisione finale di sterminare gli ebrei". Diversamente quindi dalle tesi revisioniste di Nolte per il quale il dittatore tedesco era ossessionato dal bolscevismo. Ma anche da quelle dello storico americano Goldhagen che indica invece la colpa collettiva degli ’ordinary germans’, i tedeschi comuni. Questa enfasi sul ruolo di Hitler non deve trarre in inganno: Friedlander sottolinea l’interazione tra il Fuehrer e il sistema nel quale egli si mosse. Un sistema non solo nazionale, ma anche internazionale che spinse e, in molti casi permise, a mettere in pratica l’odio hitleriano nei confronti dell’ebreo, inteso come responsabile dei mali del mondo. Per questo fine, sicuramente, i tedeschi comuni ebbero un ruolo non riduttivo. Con la loro passività, indifferenza e inerzia, consentirono al regime e a Hitler di andare avanti. E se, ad esempio, nel 1941, ha ricordato Friedlander in una recente intervista, alzarono la voce contro l’eutanasia dei malati di mente e degli storpi decisa dal regime, lo stesso non fecero nei confronti dello sterminio degli ebrei. D’altronde questo primo volume dello storico israeliano (presto ne seguirà un secondo) è pieno di storie individuali di ebrei tedeschi che testimoniano la passività dei loro concittadini ’arianì. Nel 1933, quando i nazisti estromisero dalle facoltà universitarie i professori ebrei, nessuno si oppose. Amicizie e relazioni decennali furono rotte da un momento all’altro senza rumore, se non quello nell’anima delle vittime. Le voci di queste vittime sono "essenziali per una più piena comprensione di questo passato. Sono le loro voci infatti a rivelare quanto sappiamo e quanto invece potremmo sapere...". Il libro di Friedlander unisce così il racconto della persecuzione alla vita delle vittime, togliendole dall’astrazione della grande storia. Chi saprebbe mai altrimenti la storia di Susannah Stern, una vedova di 81 anni uccisa a casa sua con un colpo di pistola alla fronte dall’SA Adolf Frey solo perché ebrea?. (ANSA)