Leopoldo Fabiani, ìAffari & Finanza-la Repubbicaî 12/10/98, Giorgio Lonardi, ìla Repubblicaî 12/10/98, 12 ottobre 1998
E’stato approvato dal governo il piano di risanamento delle Poste italiane. Perdite: 2.000 miliardi all’anno (2
E’stato approvato dal governo il piano di risanamento delle Poste italiane. Perdite: 2.000 miliardi all’anno (2.141 miliardi nel ’98); efficienza del servizio: il 70% della corrispondenza ordinaria viene consegnata due giorni dopo l’invio contro il ’90% della media europea; dipendenti: 185.000 (70.000 agli sportelli, 50.000 postini, 30.000 addetti allo smistamento e 35.000 in tutte le altre funzioni); pagamenti di conti correnti gestiti: 700 milioni, il doppio di tutto il sistema bancario (il 60% dei comuni italiani è senza sportelli bancari o ne ha uno solo). In progetto il recupero di efficienza nei settori di servizio pubblico universale (cioé la copertura dell’intero territorio nazionale: l’onere di questo servizio è di mille miliardi). Lo Stato contribuirà con cifre progressivamente minori, grazie agli utili dei settori aperti alla concorrenza: le Poste hanno acquistato per 200 miliardi la Sda, un corriere privato, che gestirà tutto il servizio di corriere espresso, compresa la posta celere, per un fatturato di 450 miliardi (finora il servizio era svolto da Postacelere, il corriere espresso delle Poste, con un fatturato di 150 miliardi). Per migliorare la qualità del servizio l’anno prossimo sarà istituito un corriere prioritario in grado di recapitare da subito il 70% della corrispondenza il giorno dopo quello di spedizione e si garantirà la consegna del 70% della posta ordinaria entro tre giorni dalla spedizione, il 90% nel 2001. Previsti investimenti nella automazione postale (1.616 miliardi entro il 2002) e informatica e telecomunicazione (847 miliardi entro il 2002) e l’aumento di postini e addetti agli sportelli, con riduzione dei funzionari non a contatto coi clienti. Sacrifici: 14 mila lavoratori in meno tra stabili e stagionali. Prospettive: quotazione in borsa e crescita dei ricavi operativi del 23% (13.200 miliardi nel 2002 contro i 10.700 di oggi).