Alberto Oliverio, ìCorriere della Seraî 18/10/1998, 18 ottobre 1998
Cervello. Ricercatori della Emory University di Atlanta (Georgia) hanno installato nella corteccia motoria di pazienti completamente paralizzati minuscole coppette di vetro riempite di una sostanza in grado di favorire la crescita delle fibre nervose che originano dai neuroni: questi ultimi generano prolungamenti che riempiono le coppette e vengono in contatto con una superficie di metallo che, attraverso un filo metallico, comunica le variazioni di carica elettrica dei neuroni ad un congegno in miniatura impiantato sul cranio che trasmette, mediante impulsi radio, le variazioni elettriche ad un computer in grado di capire (i movimenti corporei sono indotti tramite impulsi nervosi elettrici che si generano quando i neuroni della corteccia sono eccitati) quale movimento la persona voglia compiere
Cervello. Ricercatori della Emory University di Atlanta (Georgia) hanno installato nella corteccia motoria di pazienti completamente paralizzati minuscole coppette di vetro riempite di una sostanza in grado di favorire la crescita delle fibre nervose che originano dai neuroni: questi ultimi generano prolungamenti che riempiono le coppette e vengono in contatto con una superficie di metallo che, attraverso un filo metallico, comunica le variazioni di carica elettrica dei neuroni ad un congegno in miniatura impiantato sul cranio che trasmette, mediante impulsi radio, le variazioni elettriche ad un computer in grado di capire (i movimenti corporei sono indotti tramite impulsi nervosi elettrici che si generano quando i neuroni della corteccia sono eccitati) quale movimento la persona voglia compiere. In questa situazione sperimentale un paio di persone hanno imparato a muovere la freccia di un mouse sullo schermo del computer: l’eccitazione dei neuroni della mano destra corrispondeva al movimento «su», quella della mano sinistra al movimento «giù». Interagendo con il computer è possibile azionare un sintetizzatore vocale che pronunci frasi stereotipate come «ho sete» o «spegnete la luce».