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 1998  ottobre 18 Domenica calendario

Vendette. Il governatore di Kandahar (antica capitale della monarchia afghana, è la città santa dei taliban) Muhammed Hassan Rahman ha invitato i parenti del tenente colonnello Carmine Calò, ucciso a raffiche di mitra a Kabul lo scorso 21 agosto, ad eseguire la sentenza capitale nei confronti degli assassini

Vendette. Il governatore di Kandahar (antica capitale della monarchia afghana, è la città santa dei taliban) Muhammed Hassan Rahman ha invitato i parenti del tenente colonnello Carmine Calò, ucciso a raffiche di mitra a Kabul lo scorso 21 agosto, ad eseguire la sentenza capitale nei confronti degli assassini. L’omicidio di Calò, che era in servizio nel corpo di pace dell’Onu, fu una vendetta per i bombardamenti americani in Afghanistan e Sudan ordinati da Clinton per distruggere le basi terroristiche del miliardario saudita Osama Ben Laden. Secondo la Sharia, la legge ispirata dal Corano che prevede il taglio delle mani per i ladri e la lapidazione degli adulteri, il parente maschio più stretto della vittima (di solito il padre, il fratello o il figlio) può sgozzare pubblicamente il colpevole oppure perdonarlo, facendolo tornare subito in libertà. I due assassini furono presi pochi giorni dopo l’attentato al confine tra Afghanistan e Pakistan, processati secondo il rito islamico e condannati a morte. La vedova Maria Pepe, che vive a Eboli con le due figlie: «Quei due vorrei vederli morti, ma non avrei mai il coraggio di dare l’ordine di ucciderli». Giuseppe Calvano, il cugino del colonnello al quale spetterebbe materialmente l’esecuzione o il perdono (il padre di Calò, che non aveva fratelli o figli maschi, è morto anni fa): «Temo che tutte queste notizie servano soltanto ai taliban per creare una sorta di giustizia di facciata, e provocatoria è la proposta di affidare a noi parenti il destino degli uccisori di mio cugino. Anche se è evidente che né io né la mia famiglia mai perdoneremo gli assassini». I taliban vogliono far eseguire la sentenza per motivi politici: i due condannati sono dell’etnia pachistana punjabi e questo discolpa i discepoli islamici da qualsiasi responsabilità nell’attentato.