Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 1998  ottobre 24 Sabato calendario

Commenti al provvedimento di sospensione (due mesi) comminato dal gip di Torino alla cronista della ”Stampa” Emanuela Minucci (si sarebbe finta poliziotta per ottenere una foto)

Commenti al provvedimento di sospensione (due mesi) comminato dal gip di Torino alla cronista della ”Stampa” Emanuela Minucci (si sarebbe finta poliziotta per ottenere una foto). Montanelli: «Io a quella cronista darei un premio. I giudici sono impazziti, si occupano di cose che non li riguardano. Tutti i cronisti si sono finti qualcun altro per ottenere notizie. Ha commesso un delitto? No, voleva solo saperne di più. Non avrei mai pensato che un giudice potesse arrivare a tanto» (Cesare Martinetti, ”La Stampa”, 24/10/98). Oliviero Diliberto, ministro di Grazia e Giustizia, che si è fatto spedire da Torino un’informativa urgente sulla vicenda: «Una cosa è fingersi infermiere mentre altra cosa è presentarsi come poliziotto» (Dino Martirano, ”Corriere della Sera”, 24/10/98). Giampaolo Pansa, vicedirettore dell’”Espresso”: «Io mi sono finto poliziotto, carabiniere e quando sono stato più vecchio professore di liceo. Se i fini non sono torbidi, perché no? Sarebbe meglio che questi giudici cercassero i giornalisti che prendono le buste, non quelli che cercano notizie» (Martinetti, cit.). Gaetano Afeltra, ex direttore del ”Giorno”: «Il falso è stato commesso ed è riprovevole. Le notizie non si devono prendere con illeciti» (Martinetti, cit.). Giorgio Bocca: «Non c’è dubbio, c’è un attacco corale alla libertà di stampa, i giornalisti cominciano a dar noia a questa società. I magistrati fanno delle cose incredibili. A me il giudice Priore di Roma ha chiesto 500 milioni di danni perché ho scritto che sul caso Moro insegue misteri inesistenti» (Martinetti, cit.). Paolo Murialdi, ex presidente del sindacato: «Non si deve barare» (Martinetti, cit). L’Ordine dei giornalisti e la Fnsi difendono la Minucci in nome dell’autonomia della professione, il presidente dell’Ordine della Lombardia, Franco Abruzzo, ha dimostrato, sul ”Sole 24 Ore” di sabato, che l’articolo 290 del Codice di Procedura penale dà al magistrato il diritto di fare quello che ha fatto. Antonio Troiano, sul ”Corriere della Sera” di sabato, ha ricostruito così i fatti che hanno originato il caso: «L’iniziativa dei magistrati nasce da una denuncia contro la Minucci presentata dalla signora Tina Lonardi, sorella del tassista torinese rifiutatosi, lo scorso settembre, di accompagnare in ospedale una ragazza egiziana in preda alle doglie. La vicenda suscitò scalpore in quanto la donna perse il bambino. Emanuela Minucci, 37 anni, nei giorni in cui scoppiò il caso, si sarebbe presentata a casa spacciandosi per un funzionario di polizia e intimando alla sorella del tassista di consegnarle una foto del fratello, minacciando una denuncia in caso contrario. La donna, insospettita, avrebbe cacciato la cronista e chiamato subito la polizia. Ma la giornalista avrebbe richiamato ripetendo le minacce». Il procuratore capo della Procura presso la Pretura di Torino ha detto a Troiano: «La cronista ha ricevuto un avviso di comparizione per poter spiegare la propria versione dei fatti ai giudici, ma con una lettera fece sapere di volersi avvalere della facoltà di non rispondere». Il procedimento penale parla di «sostituzione di persona, violazione di domicilio e minacce». In punta di codice potrebbe finire con la condanna a un anno di reclusione (Abruzzo, cit.). Venerdì scorso ”La Stampa”, che difende la sua cronista, ha sostenuto che casomai provvedimenti di sospensione o di condanna si sarebbero dovuti prendere al termine di un’inchiesta e non prima.