Francesca Parisini, ìlíUnitî 25/10/1998, 25 ottobre 1998
Nati negli Stati Uniti nella seconda metà degli anni Ottanta e arrivati in Europa (in Francia soprattutto) da un paio d’anni, i multiplex e i megaplex (i primi contano tra gli otto e i dodici schermi, i secondi più di dodici) sono multisale con annessi fast-food, negozi di gadget, sale giochi, bar e ristoranti
Nati negli Stati Uniti nella seconda metà degli anni Ottanta e arrivati in Europa (in Francia soprattutto) da un paio d’anni, i multiplex e i megaplex (i primi contano tra gli otto e i dodici schermi, i secondi più di dodici) sono multisale con annessi fast-food, negozi di gadget, sale giochi, bar e ristoranti. Costruiti in periferia e circondati da parcheggi comodi e accessibili, a volte sono un tutto con gli ipermercati, più spesso sorgono nelle loro vicinanze. Claudio Zanchi, vicepresidente dell’Associazione nazionale degli esercenti: «Quello dei multiplex è un pubblico di giovani, di ragazzi che fanno dei chilometri per vedere uno spettacolo e che, oltre a questo, vogliono mangiarsi un panino o comprarsi un cd. Non è il pubblico dei trentenni e quarantenni, che sono coloro che hanno segnato la ripresa del cinema negli ultimi anni». Sono già una decina i multiplex costruiti dalle grandi case cinematografiche nelle periferie italiane. La Warner Village, joint-venture tra la Warner bros., una società australiana e l’italiana Focus, investirà nel nostro paese 300 miliardi in tre anni per costruire 21 megasale che dovrebbero creare mille nuovi posti di lavoro.