Giovanni Cerruti, La Stampa 25/10/98, 26/10/98, 27/10/98., 26 ottobre 1998
Al congresso leghista di Brescia, Umberto Bossi ha chiesto e ottenuto (sei astenuti e nove contrari) il rientro della Lega nella politica: «Se restiamo fuori dai giochi romani quelli rifanno l’unità nazionale, una legge elettorale che ci penalizza e noi continueremmo a rimanere nella palude
Al congresso leghista di Brescia, Umberto Bossi ha chiesto e ottenuto (sei astenuti e nove contrari) il rientro della Lega nella politica: «Se restiamo fuori dai giochi romani quelli rifanno l’unità nazionale, una legge elettorale che ci penalizza e noi continueremmo a rimanere nella palude. Ulivo o Berlusconi non mi interessano. Mi interessa che questo Paese, Nord e Sud escano dalla palude». La svolta è stata definita dal deputato trentino Rolando Fontan «il patto dello strudel»: «C’era una volta il ”patto della crostata di casa Letta”, un accordo per le riforme elettorali e non solo. Quella torta si è sbriciolata e con lei l’Ulivo. Adesso con D’Alema e il suo governo si possono aprire spazi anche per noi. Proviamo allora con il ”patto dello strudel”: vediamo se questo nuovo governo è disponibile a trasferire il 70 per cento del gettito tributario alle Regioni, se abolisce i prefetti e i reati di opinione. Dobbiamo essere machiavellici come e più di loro». Il segretario della Lega Nord, che vorrebbe presentarsi alle prossime elezioni politiche come forza di governo (con quello che resterà del Polo o con quello che resterà dell’Ulivo, non fa differenza), ha scelto la «via Catalana» (soli al nord e sempre al governo a Roma): «Noi restiamo la Lega per l’Indipendenza della Padania, potevamo decidere per lo scontro frontale o per una serie di passaggi. Siccome siamo democratici abbiamo scelto i passaggi». Silvio Berlusconi: «La svolta? Ormai Bossi è un disperato e la Lega sotto il 4 per cento dei consensi». Antonio Di Pietro: «D’Alema, attento a non imbarcare Bossi nella maggioranza perché diventerebbe un’Armata Brancaleone». Massimo D’Alema: «Una svolta positiva. evidentemente il segno che la politica del dialogo e della non demonizzazione di questo partito, che rappresenta di fatto un malessere vero della società italiana, ha dato i suoi frutti».Il governo potrebbe dare alla Lega la vicepresidenza della Camera lasciata da Clemente Mastella (l’idea è stata di Cossiga). Tra i candidati, il ligure Maurizio Balocchi, il veneto Alberto Lembo e Roberto Maroni.