Brunella Schisa, ìil VenerdÏî 23/10/1998, 23 ottobre 1998
Già nei primi sei mesi di vita il bambino comincia ad imitare i modelli linguistici degli adulti, tra gli 8 e i 13 pronuncia le prime parole in modo intenzionale e inizia a comprendere una serie di vocaboli, tra i 12 e i 15 chiama col loro nome gli oggetti che tocca e vede associandoli alle azioni che compie, tra i 16 e i 20 raggiunge un vocabolario di oltre 200 termini (ne pronuncia una cinquantina) e lo riorganizza arricchendolo con i verbi, dopo i 20 inizia a formare le prime frasi, dai due anni in poi padroneggia la morfologia della lingua introducendo il plurale, le preposizioni, i pronomi
Già nei primi sei mesi di vita il bambino comincia ad imitare i modelli linguistici degli adulti, tra gli 8 e i 13 pronuncia le prime parole in modo intenzionale e inizia a comprendere una serie di vocaboli, tra i 12 e i 15 chiama col loro nome gli oggetti che tocca e vede associandoli alle azioni che compie, tra i 16 e i 20 raggiunge un vocabolario di oltre 200 termini (ne pronuncia una cinquantina) e lo riorganizza arricchendolo con i verbi, dopo i 20 inizia a formare le prime frasi, dai due anni in poi padroneggia la morfologia della lingua introducendo il plurale, le preposizioni, i pronomi. A tre anni e mezzo, massimo quattro, la conoscenza della grammatica è compiuta. Secondo Noam Chomsky del Mit di Boston, nel codice genetico dei neonati esistono alcune regole grammaticali che consentono loro di raccapezzarsi nel flusso di rumori che arrivano dal mondo esterno. Contrari all’ipotesi di Chomsky soltanto gli psicologi convinti che l’apprendimento del linguaggio dipenda esclusivamente dall’ambiente. Virginia Volterra, direttrice dell’Istituto di Psicologia del Cnr: «Certamente lo sviluppo del linguaggio è una combinazione di fattori biologici e ambientali, ma il bambino non sarebbe in grado di costruire l’intricato sistema verbale se non avesse un ambiente linguistico intorno a sé».