ìCorriere della Seraî 28/10/1998, 28 ottobre 1998
L’accademico indiano Amartya Sen, premio Nobel ’98 per l’Economia, ogni volta che viene in Italia per conferenze, dibattiti o vacanze deve chiedere il visto e comunicare il domicilio dopo otto giorni: «Gli Usa, ben più severi in materia di immigrazione, hanno sempre concesso ai miei parenti di Calcutta visti decennali o a tempo indefinito
L’accademico indiano Amartya Sen, premio Nobel ’98 per l’Economia, ogni volta che viene in Italia per conferenze, dibattiti o vacanze deve chiedere il visto e comunicare il domicilio dopo otto giorni: «Gli Usa, ben più severi in materia di immigrazione, hanno sempre concesso ai miei parenti di Calcutta visti decennali o a tempo indefinito. Spediti a domicilio in 48 ore. Ora che vivo in Inghilterra, a Cambridge, non posso nemmeno chiedere il visto a Londra. Al consolato mi spiegano che per me la sede competente è Bedford. Che è fuori mano. Tempo fa ho dovuto rinunciare ad impegni in Italia perché non avevo il tempo di andare a Bedford. Ora va meglio grazie a Schengen: ho avuto un visto francese che vale due anni».