la Repubblica, 27/10/98, 27 ottobre 1998
Federico Fellini in un’intervista a George Simenon. Lei sa che non vado mai la cinema. «Neanch’io»
Federico Fellini in un’intervista a George Simenon. Lei sa che non vado mai la cinema. «Neanch’io». Qual è il suo primo contatto reale con un film? «Il film per me incomincia il giorno in cui metto un annuncio sui giornali che informa che sono alla ricerca di persone. Non attori ma gente comune. Poi apro un ufficio anonimo, da qualche parte. E aspetto. Ecco arrivare una lunga processione di pazzi, di folli, di volti, di corpi, un naso, una cravatta, un piede... Forse esagero! Ma, anche per lei è la stessa cosa, vero? Per i suoi romanzi, lei parte da un odore, da un indirizzo, da una ricetta di cucina!». Quando inizio un romanzo non so mai come andrà a finire. « Anch’io non so mai come finirà un mio film. Guardo la gente: nella mia testa risuona come un cantico dell’Annunciazione. Prendo molti appunti, scatto molte foto, e prometto a tutti: ”lei sarà nel mio film”. questo che accredita la leggenda ”Fellini è un fanfarone”, perché evidentemente non posso scritturare tutti... Questa fase dei piccoli annunci è quella in cui esercito più sadicamente il mio potere: chiedo per esempio una gigantessa. Dico: ”Portatemi tutte le gigantesse del paese!”. E le gigantesse arrivano e formano una coda gigante di gigantesse che bussano alla porta del mio ufficio. Io, tutto piccolo, dietro il mio piccolo tavolo, guardo la prima gigantessa e la mando via con un gesto della mano: ”Non abbastanza gigante...”».