Fabio Galvano, La Stampa 30/10/1998; Massimo Teodori, il Giornale, 16/04/1998, 30 ottobre 1998
In Gran Bretagna la riforma del sistema elettorale introduce una quota di voto proporzionale del 20% e segna una svolta nella tradizione rigidamente maggioritaria dell’isola (beneficiari maggiori della riforma sarebbero i partiti minori come i liberali e le formazioni nazionaliste di Galles e Scozia)
In Gran Bretagna la riforma del sistema elettorale introduce una quota di voto proporzionale del 20% e segna una svolta nella tradizione rigidamente maggioritaria dell’isola (beneficiari maggiori della riforma sarebbero i partiti minori come i liberali e le formazioni nazionaliste di Galles e Scozia). Il progetto, presentato da Lord Jenkins, promesso da Tony Blair in campagna elettorale, prevede due votazioni: nella prima si eleggono circa l’80% dei seggi disponibili con il sistema del voto trasferibile, nella seconda si sceglie il restante 20% secondo lo schema delle liste proporzionali. Il ”voto a preferenza trasferibile”, mutuato per gran parte da quello usato in Australia, si svolge in un unico turno: agli elettori (che saranno distribuiti su un numero ridotto di circoscrizioni, dalle 659 attuali a 530-540), viene consegnata una scheda nella quale vanno indicati, in ordine, i tre candidati preferiti; nello scrutinio iniziale si contano i ”primi voti” di tutte le schede valide, se nessun candidato raggiunge la maggioranza assoluta si elimina il candidato con meno ”primi voti” e si distribuiscono i ”secondi voti” di queste schede agli altri candidati rimasti in competizione. Se nessuno raggiunge il quorum, si passa a una seconda eliminazione e così via fino a raggiungere il 51%. Non è la prima volta che un paese guarda all’Australia per temperare la rigidità dell’uninominale secco ( passa chi prende più voti nel proprio collegio). Un sistema simile fu suggerito da Luigi Einaudi nel 1953, come alternativa al premio di maggioranza della cosiddetta legge truffa.