Giuseppe Filetto, ìla Repubblicaî 31/10/1998, 31 ottobre 1998
Vetrine. In uno dei negozi di abbigliamento più noti di Palermo è stata allestita una vetrina con un manichino vestito da ”picciotto” (gessato nero, coppola in testa, una rosa rossa all’occhiello, una lupara in mano) ed un altro steso a terra, un morto ammazzato coperto da un lenzuolo macchiato di vernice rossa
Vetrine. In uno dei negozi di abbigliamento più noti di Palermo è stata allestita una vetrina con un manichino vestito da ”picciotto” (gessato nero, coppola in testa, una rosa rossa all’occhiello, una lupara in mano) ed un altro steso a terra, un morto ammazzato coperto da un lenzuolo macchiato di vernice rossa. Angelo Niceta, 28 anni, figlio del titolare del negozio e ideatore della vetrina: «Seguiamo le orme comunicative della Benetton, con cui abbiamo rapporti commerciali, andiamo controcorrente come il suo fotografo, Oliviero Toscani, e perciò ogni tanto siamo soliti uscire con messaggi pubblicitari originali, per provocare un effetto choc nei passanti». Oliviero Toscani: «Siamo ben lontani dalla nostra filosofia. Un conto è fare comunicazione, un altro è la messa in scena teatrale fatta da incompetenti in materia. Eppure, a Corleone, il signor Niceta, alla presentazione del catalogo Benetton, ebbe la presunzione di dirmi che non si utilizzano certe foto per la pubblicità». La scena, con la scritta in inglese «Fermate la guerra», è rimasta in vetrina per mezza giornata.