Umberto Eco, "Tra menzogna e ironia", Bompiani 1998, 2 novembre 1998
«Nel capitolo XXIII [de I Promessi sposi, ndr.], quando don Rodrigo riceve i primi avvisi della peste, avverte segnali interni inequivocabili, su cui non può ingannarsi, e il Griso capisce subito in quale stato sia il padrone osservandogli il viso
«Nel capitolo XXIII [de I Promessi sposi, ndr.], quando don Rodrigo riceve i primi avvisi della peste, avverte segnali interni inequivocabili, su cui non può ingannarsi, e il Griso capisce subito in quale stato sia il padrone osservandogli il viso. In un universo in cui, come Manzoni ci ha raccontato nelle pagine precedenti, tutta la società ha fatto a gara nell’ignorare o nel non intendere i sintomi del male, e poteva farlo in quanto traduceva le evidenze visive in relazioni e asserti verbali, i sintomi di don Rodrigo non possono che essere interpretati nel modo giusto, perché non possono essere mediati verbalmente. Siamo di fronte all’evidenza naturale di un ”sozzo bubbone di un livido paonazzo”. Ma immediatamente il linguaggio interviene per coprire la realtà. Mente Rodrigo dicendo di star bene, mente il Griso incoraggiandolo, a parole, e professandogli obbedienza quando già si appresta a consegnarlo ai monatti. Rodrigo e il Griso si capiscono a sguardi e si ingannano a parole».