Umberto Eco, "Tra menzogna e ironia", Bompiani 1998, 2 novembre 1998
Differenza tra il comico e l’umoristico: «Per Hegel era essenziale al comico che chi ride si senta così al sicuro della sua verità da poter guardare con superiorità alle contraddizioni altrui
Differenza tra il comico e l’umoristico: «Per Hegel era essenziale al comico che chi ride si senta così al sicuro della sua verità da poter guardare con superiorità alle contraddizioni altrui. Questa sicurezza, che ci fa ridere della disgrazia di un inferiore, è naturalmente diabolica. Pirandello fa l’esempio di una vecchia ormai cadente che si copre di belletti, si veste come una ragazza e si tinge i capelli. Egli dice: ”Avverto che quella vecchia signora è il contrario di ciò che una vecchia signora rispettabile dovrebbe essere”. Ecco l’incidente, la rottura delle aspettative normali, il senso di superiorità col quale io (che capisco l’errore altrui) rido. «Ma a questo punto Pirandello ci dice che l’avvertimento del contrario può diventare sentimento del contrario. La riflessione compie qui un nuovo processo; cerca di capire le ragioni per cui la vecchia si maschera, illudendosi di riconquistare la giovinezza perduta: il personaggio non è più distaccato da me, io cerco di entrare dentro di lui. «Facendo questo perdo la mia superiorità, perché penso che anch’io potrei essere come lui. Il mio riso si mescola con la pietà, diventa un sorriso. Sono passato dal comico all’umoristico. Pirandello vede con molta chiarezza che per passare dal comico all’umoristico occorre rinunciare al distacco e alla superiorità (caratteristiche classiche del comico).