Umberto Eco, "Tra menzogna e ironia", Bompiani 1998, 2 novembre 1998
«Chi, in quella grigia mattina del 16 dicembre 19..., si fosse trovare introdotto furtivamente, e a proprio rischio e pericolo, nella camera in cui si svolge la scena che dà principio alla nostra storia, sarebbe rimasto oltremodo sorpreso nel trovarvi un giovane coi capelli arruffati e le guance livide, che passeggiava nervosamente avanti e indietro; un giovane nel quale nessuno avrebbe riconosciuto il dottor Falcuccio, prima di tutto perché non era il dottor Falcuccio, e, in secondo luogo, perché non aveva alcuna rassomiglianza con il dottor Falcuccio
«Chi, in quella grigia mattina del 16 dicembre 19..., si fosse trovare introdotto furtivamente, e a proprio rischio e pericolo, nella camera in cui si svolge la scena che dà principio alla nostra storia, sarebbe rimasto oltremodo sorpreso nel trovarvi un giovane coi capelli arruffati e le guance livide, che passeggiava nervosamente avanti e indietro; un giovane nel quale nessuno avrebbe riconosciuto il dottor Falcuccio, prima di tutto perché non era il dottor Falcuccio, e, in secondo luogo, perché non aveva alcuna rassomiglianza con il dottor Falcuccio. Osserviamo di passaggio che la sorpresa di chi si fosse introdotto furtivamente nella camera di cui parliamo è del tutto ingiustificata. Quell’uomo era in casa propria e aveva il diritto di passeggiare come e finché gli piacesse». (Campanile)