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 1998  novembre 02 Lunedì calendario

Ogni mattina alle dieci arriva a Podgorica, capitale di Montenegro, un Antonov proveniente dall’Ucraina carico di sigarette fabbricate nella repubblica ex sovietica su licenza

Ogni mattina alle dieci arriva a Podgorica, capitale di Montenegro, un Antonov proveniente dall’Ucraina carico di sigarette fabbricate nella repubblica ex sovietica su licenza. Il vicepremier montenegrino Novak Kilibardar: «Se non ci fosse l’import-export di sigarette questa repubblica sarebbe da tempo in ginocchio». Il mercato interno jugoslavo è molto ristretto e le sigarette vengono esportate in Italia assicurando a Montenegro introiti che rappresentano il 60-70 per cento del bilancio della repubblica. L’importazione in Italia avviene di contrabbando, gestita da affiliati della sacra corona unita e della camorra, che da quando Montenegro è stata esclusa dall’Interpol a causa dei crimini di guerra nel ’91, si sottraggono alla giustizia italiana trovando un rifugio sicuro sull’altra sponda dell’Adriatico. Secondo un censimento approssimativo sono 400 e garantiscono le pensioni e gli stipendi dei montenegrini e arricchendo i burocrati: a causa delle sanzioni i conti in valuta di Montenegro e Serbia, le due repubbliche che compongono la federeazione jugoslava, sono congelati e gli introiti finiscono sui conti personali di ministri o rappresentanti della nomenklatura, che li depositano in dinari jugoslavi nelle banche locali, incaricate di pagare stipendi e pensioni. Danilo Burzan, titolare di un’agenzia di stampa indipendente di Podgorica: «Questo sta diventando, se non è già, uno stato mafioso. Ed è ormai difficilissimo tornare indietro. Anche perché la mafia italiana fa ormai parte del sistema del potere». Profitti dei mafiosi, chiamati i «capitani»: mille lire a pacchetto di sigarette, 30 milioni di lire per ogni carico di un gommone di 12 metri. I «capitani» trasportano in Italia anche profughi albanesi e kosovari in cambio di tre milini ciascuno, tre volte più di quanto chiesto dagli scafisti di Valona. Le motovedette di carabinieri, polizia, Guardia di Finanza che pattugliano la costa non intercettoano quasi mai i gommoni dei «capitani» (Bruno Crimi, ”Panorama” 12/11/98). *** Dopo la consegna all’Italia di alcuni latitanti mafiosi Montenegro, che nell’art. 1 della Costituzione si definisce «Stato democratico, sociale ed ecologico», ha iniziato a staccarsi da Belgrado e ad avvicinarsi all’Occidente. Branko Perovic, ministro degli Esteri di Montenegro: «La mafia non combacia con le finalità di sviluppo che ci siamo dati. Il Montenegro non deve più ospitare un briciolo di questo fenomeno d’importazione, che è un residuo delle sanzioni che abbiamo subito per anni». Dopo l’apertura delle prime sedi indipendenti da quelle jugoslave e l’inizio delle privatizzazioni, è stata approvata una legislazione che potrebbe rendere la repubblica un paradiso fiscale come Montecarlo: con un capitale minimo d mille dollari per una società e di 10 mila per una banca, uno straniero può fondare una società off shore con una tassazione sull’utile netto del 2,5 per cento (esenti i primi 100 mila dollari). Costo della registrazione della società: 150 dollari. Il Ministero delle Finanze garantisce l’assoluta segretezza dell’elenco delle società (alle proprie autorità fiscali non fornisce il nome della società, ma solo un codice di identificazione). Un terzo delle società sono di proprietà di imprenditori del sud d’Italia, un altro terzo dei russi. Micia Vlakovic, della società Media Consult: «Sogniamo il giorno che voi italiani verrete qui a investire nel turismo, che è il settore più promettente perché ha già molte infrastrutture, nell’industria, nel commercio. Sei mesi fa l’Olivetti aveva sondato la possibilità di venir qui a fabbricare registratori di cassa da vendere poi in tutti i Balcani» (il progetto non sarebbe satto realizzato per l’arrivo di 49 mila profughi dal Kosovo).