10 novembre 1998
Occupazione e pensioni. Domenica 1 novembre, sul settimanale ”Bild am Sonntagh” (il più venduto in Germania) è uscita un intervista a Gerhard Schröeder
Occupazione e pensioni. Domenica 1 novembre, sul settimanale ”Bild am Sonntagh” (il più venduto in Germania) è uscita un intervista a Gerhard Schröeder. A proposito della lotta alla disoccupazione (in Germania è al 9.8%, in Italia 12.3%) il cancelliere ha proposto un patto tra le generazioni: opportunità di lavoro per i giovani anticipando da 65 a 60 anni l’età della pensione, finanziamento dei costi aggiuntivi con un fondo tra lavoratori e imprenditori. In Germania non esiste la pensione di anzianità, i tedeschi smettono di lavorare a 65 anni e se decidono di farlo 5 anni prima subiscono un taglio della pensione del diciotto per cento. La proposta del cancelliere, forse fatta pensando alla situazione tedesca dove, soprattutto nelle regioni dell’est, ci sono migliaia di disoccupati intorno ai 60 anni, ha provocato commenti e prese di posizioni sui giornali italiani (quasi tutti contrari alla proposta). «In Italia la disoccupazione oltre i sessant’anni è pressoché zero visto che da noi sono quasi tutti già in pensione prima» (Mario Baldassari, ”il Messaggero” 9/11/98). «Anticipare il traguardo della pensione non serve a creare occupazione.Anzi, una persona che lascia il lavoro a 60 anni , quasi sempre si mette a fare un’altra attività. In nero, però, visto che è vietato cumulare altri redditi alle pensioni «Adesso l’ingresso ad un lavoro stabile avviene intorno ai 25 anni .L’uscita a 60 anni implica 35 anni di lavoro e altri 20 di aspettativa di vita. L’aliquota di equilibrio, dal punto di vista previdenziale, volendo garantire le attuali prestazioni, varia tra il 30 e il 40% del salario. Questo ovviamente implica costi sociali molto alti... Qui da noi ci sono due elementi che fanno si che l’idea della pensione a 60 anni risulti poco utile. Intanto in Italia dobbiamo ancora smaltire una fase storica in cui si andava in pensione molto presto.Abbiamo cinquantenni che sono in pensione da 10-15 anni.E questo, malgrado la riforma, è ancora un peso. POi c’è un problema di composizione della forza lavoro. Da noi ci sono regioni del centro-nord in cui la disoccupazione media è del 5% e quella maschile del 3%.Altre, invece, come la Calabria, hanno una disoccupazione del 27%»( Giorgio Macciotta, sottosegretario al Tesoro a Alessandro Galiani,”l’Unità”, 9/11/98). «Nel 1997 sono andate in pensione centomila persone con meno di 55 anni, 268 mila con età comprsa tra i 55 e i 64 anni . Sempre nel ’97 2.2 milioni di persone ricevevano la pensione senza avere l’età legale della vecchiaia. Costo: 46.000 miliardi. Come è noto, la fuga dei cinquantenni verso l’INPS non ha spostato di un millimetro il dramma della disoccupazione giovanile... Secondo dati Ocse, la probabilità di un giovane italiano diotrovare impiego a un anno dalla fine degli studi è solo del 30% , quella di un giovane tedesco è dell’82%».Federico Rampini, ”la Repubblica” 9/11/98 «Da noi il problema non è tanto quello di abbassare l’età di pensionamento a 60 anni, quanto quello di portarcela: sono troppio ancora gli italiani che usufruiscono di pensioni di anziantà ben prima dei 60 anni» (Massimo Paci,”l’Unità 10/11/98) «Ma come fa si che si continui a lavorare anche dopo i 55 anni?... Basterebbe rendere un poco meno conveniente l’andare in pensione e un poco più conveniente il continuare a lavorare. Non occorre fare di più. Molti studi macroeconomioci ci dicono che i cambiamenti pur marginali possono avere effetti significativi e duraturi sulle decisioni di quando andare in pensione» Tito Boeri, ”Il Sole-24Ore” 10/11/98 Toni più favorevoli a sinistra, Alfiero Grandi, responsabile lavoro Ds non pensa che la proposta di Schröeder sia applicabile in Italia «ma perlomeno cerca di capire il senso profondo di quello che si muove in Europa e cioé che lo sviluppo per via di enormi aumenti di produttività, da solo non basta a creare l’occupazione sufficiente. Secondo i dati Ocse per riassorbire la disoccupazione e portarla a lmivelli normali del 5-6% servirebbero almeno 10 anni di sviluppo al 5%. Occorre quindi ripensare al rapporto tra tempi di vita e tempi di lavoro» (’l’Unità”,10/11/98).