???, 12 novembre 1998
In Italia la scuola è quasi interamente statale, quella privata occupa il 6% nelle primarie inferiorie, il 5% nella secondaria superiore
In Italia la scuola è quasi interamente statale, quella privata occupa il 6% nelle primarie inferiorie, il 5% nella secondaria superiore. Nella nuova legge finanziaria scolastica. Mercoledì 11 novembre alla commisione Finanze della Camera si è tenuta un’audizione: due vescovi delegati dalla Conferenza episcopale italiana hanno presentato le proposte della chiesa in materia di educazione e tutela della famiglia. In Italia i finanziamenti agli istituti non statali (che non sono solo quelle cattolici) vengono concessi solo a tre tipi di scuole: sussidiate (quelle che si trovano in località dove non, esistono altre scuole statali), parificate ( quelle che hanno stipulato contratti con il provveditorato), materne private che accolgano gratuitamente figli di persone a basso reddito. Con questa situazione di monopolio, oggi, i genitori che iscrivono i figli in una scuola privata pagano due volte: con le tasse e con la retta scolastica. Per portare elementi di concorrenza senza andare contro la Costituzione (all’art. 33 parla di istruzione obbligatoria e gratuita specificando che la scuola privata deve essere «senza oneri per lo stato») è stato proposto il sistema del ”Buono scolastico” (già in uso in molti paesi europei): un vaucher, un mezzo vincolato di pagamento che lo Stato mette a disposizione dei contribuenti da spendere liberamente sul mercato scolastico. Contro l’ipotesi di liberalizzare il settore scolastico garantendo parità tra istituti pubblici e privati Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Laburisti e un ampia parte del PdS. «Avvertiamo sin da adesso il governo e le altre forze della maggiornaza che in Parlamento ci comporteremo di conseguenza» Marco Rizzo, PdCi, a ”Corriere della Sera”,12/11/98) (Simone Benporad,”Liberal”, 12/11/98, Raffaello Masci,”La Stampa” 12/11/98) «In altri paesi d’Europa d’antica democrazia le scuole private sono finanziate al pari di quelle dello Stato. Perché in Italia non dever essere così? ”Perché l’Italia è diversa, solo in Italia c’è un Concordato, che alla Chiesa fa arrivare ogni anno molte centinaia di miliardi e che fa stipendiare coi soldi di tutti gli insegnati di religione desiganti dai vescovi”» (Giorgio La Malfa a ”l’Espresso” 12/11/98) «”Non vede altri modi per finanziare la scuola cattolica? «Uno solo.Aumentare l’87 per mille al 9 per mille nella denuncia dei redditi. La Chiesa otterrebbe circa 120 miliardi in più. I problemi costituzionali sparirebbero. E credo che la stessa Chiesa non auspichi uno conflitto sulla costituzione”» (Giorgio La Malfa a Paolo Conti, ”Corriere della Sera” 10/11/98). «Oggi la Chiesa chiede allo Stato italiano la parità tra scuola pubblca e scuola privata; ma anche quando l’avrà ottenuta sarà ben lontano dal considerare buono il nuovo assetto scolastico. Per la Chiesa, infatti, un assetto scolastico è buono solo se è cristino, e anzi, solo se è cristinao nel senso in cui il cristianesimo è da essa intereso...Una scuola in cui si neghi che la chiesa sia depositaria della Verità suprema insegan dunque il falso e non è buona, ossia è moralmente riprovevole. Ma in molte scuole pubbliche accade che nei diversi insegnamenti non si dia per scontato quel previlegio della Chiesa nei confronti della Verità. La Chiesa le sopporta, ma non si rassegna alla loro esistenza. E ciò accadrà anche quando sarà introdotta la parità scolastica che oggi la Chiesa richiede»(Emanuele Severino, ”Corriere della Sera”, 6/11/98). «Lentamente prende piede una maliontesa quanto proterva affermazione di laicità come melior condicio, quasi un super religione civile, cosmopolita e filantropica, egemone rispetto alla fede, esperienza da ricacciarsi in un privato dove, opportunamente sorvegliata, potrà sopravvivere ad esaurimento come fenomeno residuale di tempi ormai tramontati...Ecco dunque apparire un concetto di ”pubblico” che impedisce di fatto l’organizzazione della docenza in modo coerente alla scelta educativa fondamentale» (Giorgio Rumi, ”Osservatore Romano”, 8/11/98)