ìCorriere della Seraî 12/11/1998; Gianni Sarrocco, ìIl Tempoî 09/11/1998, 12 novembre 1998
«Ormai siamo come quelle bestie, si va al macello senza che tu te ne accorgi. Però cara mia moglie non farti paura che io non ne ho paura di morire
«Ormai siamo come quelle bestie, si va al macello senza che tu te ne accorgi. Però cara mia moglie non farti paura che io non ne ho paura di morire... e nemmeno vorrei morire per i capricci dei vigliacchi di questo mondo...al vedere tantre carni per terra, figli e padri di famiglia che dopo tutto bensì che li chiamiamo nemici, ma in Dio siamo tutti fratelli...Qui si sta bene sempre riso e mal condito e io e altri miei compagni, alla sera se si vuol cavarsi la fame si mangia pane e cipolla a 50 centesimi, si capisce che con queste cipolle si sta bene e si fa una forza da diavoli» Caporale T.G.128mo fanteria, condannato a tre mesi di carcere per questa ”lettera denigratoria” scritta il 31 luglio 1918. «Ci mancava proprio il riconoscimento ufficiale della diserzione. Si sentiva il bisogno di rendere l’onore delle armi a quanti sulle trincee del Carso e del Piave, voltarono le spalle al nemico cercando di salvare la pelle con la fuga. Traditori marchiati con l’infamia che ora, a distanza di 80 anni dalla prima guerra mondiale, si vuole rabilitare sull’esempo francese».