2 dicembre 1998
«Il ’99 sarà un anno molto difficile” (Massimo D’Alema all’”Herald Tribune”). *** «Non c’è niente di scandaloso nell’escludere gli investimenti pubblici dal calcolo del deficit» (Massimo D’Alema all’”Herald Tribune”)
«Il ’99 sarà un anno molto difficile” (Massimo D’Alema all’”Herald Tribune”). *** «Non c’è niente di scandaloso nell’escludere gli investimenti pubblici dal calcolo del deficit» (Massimo D’Alema all’”Herald Tribune”). *** La nuova guida politica dell’Europa rosso-verde (a capo il ministro delle finanze tedesco La Fontaine) ritiene che i vincoli di stabilità monetaria impediscano efficaci misure di contenimento alla disoccupazione: il rispetto dei parametri di Maastricht impedisce gli investimenti pubblici , gli alti tassi applicati sul costo del denaro dalle banche centrali scoraggiano l’iniziativa privata. Di parere oppposto la Bce: la disoccupazione è la consegunenza di un mercato del lavoro pochissimo flessibile che scoraggia gli imprenditori ad assumere personale. *** Gli investimenti in Europa (in percentuale rispetto al Pil): privato 16.4, pubblico 2.1. Come classificare gli investimenti pubblici? «In Italia le rate di interessi sui debiti contratti dalle aziende sanitarie, talvolta sono classificate nella spesa per investimenti pubblici. Come classificare le spese per l’educazione? Non v’è dubbio che l’investimento in capitale umano sia più importante della costruzione di un nuovo viadotto: dovremo allora classificare tra gli investimenti, e quindi escludere dal deficit rilenvante per il Patto, gli stipendi dei docenti della scuola?» (Francesco Giavazzi ”Corriere della Sera” 17/11/98). *** «La stabilità dei prezzi è l’arma migliore per combattere la disoccupazione» (Wim Duisenberg, presidente della Bce.”Corriere della Sera” 18/11/98). *** «La politica di Maastricht comincia a dare i suoi frutti, non c’è alcuna ragione di cambiarla. Riduzione dei deficit pubblici significa tassi di interesse stabilmente bassi, e questa è una condizione necessaria perché gli investitori investano e i consumatori consumino» Yves Thibault de Silguy a Andrea Bonanni, ”Corriere della Sera” 18/11/98). *** «Negli ultimio 10 anni i posti di lavoro creati in America sono stati oltre 17 milioni, in Europa solo 4 e mezzo» (Tommaso Padoa Schioppa, ”Corriere della Sera” 29/11/98). «Il 70% dei nuovi posti di lavoro negli ultimi tre anni è concentrato in cinque settori: servizi alle imprese, servizi sanitari sanitari e sociali, educazione, attività ricreative. I settori tradizionali manifatturieri e l’agricoltura hanno distrutto molti posti di lavoro. Le piccole imprese hanno contribuito molto più che proporzionalmente alla creazione dei nuovi occupati, le grandi imprese private hanno contribuito per meno di un quarto. Tra il 1994 e 1997, la creazione netta di occupati è stata esclusivamente su posti a lavoro parziale. I tempi di lavoro a tempo pieno sono diminuiti. Dal 1994 la crescita netta dell’occupazzione maschile è esclusivamente su contratti a tempo determinato... I nuovi posti di lavoro sono meno sicuri, il rischio della disoccupazione e della povertà è più diffuso anche tra gli occupati» (Guido Tabellini, ”Il Sole-24 Ore”,22/11/98). «Oggi la vera iniquità è quella che impedisce al senza lavoro e a chi vorrebbe dargli lavoro (spesso un lavoratore come lui, un artigiano bravo, un ristoratore, non un feroce padrone delle ferriere) di stipulare legalmente e liberamente un contratto di lavoro conveniente a entrambi, e di mantenerlo e modificarlo finché la reciproca convenienza permanga. una iniquità che si presenta travestita in panni innnopcenti, garanzia del posto, paga minima, ferie lunghe, mansioni ben definite, pensione precoce, bagni separati per uomini e donne» (Tommaso Padoa Schioppa, ”Corriere della Sera” 29/11/98). *** «Il fatto che in alcune province del Nord la disoccupazione sia pari o sotto il 4% dimostra che il lavoro cresce dove ci sono più rigidità, perché è indubbio che lì non è possibile andare al di sotto di certe garanzie contrattuali. Noi abbiamo più flessibilità degli altri paesi, noi abbiamo una flessibilità addirittura selvaggia in uscita tra cassa integrazione, prepensionamenti e mobilità ... Nel mezzogiorno l’imprenditore che fa nuove assunzioni non poaga contributi per tre anni. In Irlanda o nel Galles se lo sognano» (Sergio Cofferati, ”la Repubblica” 19/11/98)