9 dicembre 1998
Patrimonio delle 88 fondazioni bancarie italiane: 70 mila miliardi (tre volte il valore della Fiat)
Patrimonio delle 88 fondazioni bancarie italiane: 70 mila miliardi (tre volte il valore della Fiat). Liquidità disponibile: circa 20 mila miliardi l’anno (Francesco Giavazzi, ”Corriere della Sera” 9/12/98). ***Gli amministratori delle Fondazioni sono o di nomina politica (scelti da Consigli comunali, regionali, Camere di Commercio etc) o si perpetuano per cooptazione. «’Che te ne pare dell’avvocato Rossi? Simpatico, vero? Ha anche una bella moglie e gioca a golf con eleganza. Mettiamolo nella Fondazione”» ( Francesco Giavazzi, ”Corriere della Sera” 9/12/98; Giuseppe Turani, ”La Repubblica”13/12/98). *** Le fondazioni sono nate nel 1990 dallo scorporo delle casse di risparmio. Scopo dell’operazione voluta dall’allora ministro del tesoro Giuliano Amato: cercare una riserva di liquidità che potesse all’occorrenza sostituirsi a uno Stato cronicamente a corto negli investimenti a favore di scuola, sanità, cultura, opere meritorie di informazione.La riforma prevedeva due fasi successive: nella prima fase le fondazioni controllano le banche detenedone le azioni, nella seconda, le fondazioni devono progressivamente cedere le loro quote azionarie e reinvestire i ricavati in settori di ”utilità sociale” avedone in cambio sostanziosi sgravi fiscali essenso equiparate a aenti no-profit (Pietro Piovani, ”Il Messaggero” 10/12/98; Francesco Giavazzi, ”Corriere della Sera” 9/12/98). *** Mercoledì 16 dicembre la Camera ha approvato la nuova legge hanno votato contro solo Lega e Rifondazione. Il Parlamento ha deciso che le Fondazioni avranno 4 anni di tempo per uscire dalle posizioni di controllo nelle banche, il loro esercizio d’impresa sarà limitato ai settori della ricerca scientiofica, istruzione, sanità, beni culturali, ambiente. Potranno promuovere lo sviluppo economico ma senza il finanziamento diretto a favore delle imprese. Vigilanza: finché avranno partecipazioni di controllo diretto o indiretto in banche saranno sotto il controllo del ministero, dopo la loro uscita dalle banche passeranno all’organismo che verifica tutte le società del no-profit (’Corriere della Sera”, 17/12/98). *** «Una Fondazione controlla una banca- e dovrà dismetterla pena la perdita, dopo 4 anni, di ogni beneficio fiscale- se possiede la maggiornaza delle azioni direttamente, se la possiede indirettamente attraverso una o più società, , se esercita una posizione dominante nel patto di sindacato» E se possiede una quota di mnoranza in un patto di sindacato? «Non controlla nessuna banca» Voi avete il 22% di Banca Intesa... «Abbiamo il 22% in un patto di sindacato che assomma il 70% del capitale. Non si può dire che controlliamo Banca Intesa.» ( Giuseppe Guzzetti, presidente della Fondazione Cariplo, a Armando Zeni, ”La Stampa” 17/12/98 *** «”Oggi la vigilanza spetta la Tesoro, e lo sarà anche per una lunga fase temporale...Non siamo più negli anni Ottanta, ai tempi delle nomine delle banche pubbliche...Allora in questa stanza avvenivano le cose più impensate, anche con ministri di specchiata virtù. Oggi è cambiato tutto, sarebbe sciocco nopn ammetterlo. Prima dell’approvazione alla Camera l’Authorithy dell’antitrust aveva criticato il disegno di legge per i suoi effetti distorsivi sul mercato della concorrrenza: le fondazioni sono enti non commerciali, godono di benefici tributari ma si comportano e operano come soggetti economici (’Corriere della Sera”, 12/12/98). ** Nella maggior parte degli altri paesi europei i consiglieri delle fondazioni affidano a intermediari finanziari la gestione del patrimonio e si occupano di come impiegare il rendimento che viene garantito in scopi civili , sociali culturali. In Italia queste figure godono di un ampio diritto di intromissione in tutte le aree dell’economia nazionale, anche la nuova legge (sarà in discussione questa settimana alla Camera) non costringe le fondazioni a far gestire il patrimonio da istituti specializzati (Marco Cobianchi, ”Panorama” 3/12/98)