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 1998  dicembre 23 Mercoledì calendario

Dopo tre mesi di appostamenti eseguiti in seguito alle testimonianze di una vittima, la notte di venerdì 18 dicembre 80 carabinieri di Sesto San Giovanni, Monza e Milano, con due gruppi di cani hanno fatto irruzione in un’ex raffineria di Quarto Oggiaro, periferia nord di Milano, dove ventuno albanesi avevano ridotto in schiavitù una ventina di ragazzi tra i 13 e i 16 anni, venduti dalle famiglie albanesi per due-tre milioni, e 12 adulti compatrioti, che dovevano riscattare il milione pagato all’organizzazione per portarli in Italia a bordo di un gommone

Dopo tre mesi di appostamenti eseguiti in seguito alle testimonianze di una vittima, la notte di venerdì 18 dicembre 80 carabinieri di Sesto San Giovanni, Monza e Milano, con due gruppi di cani hanno fatto irruzione in un’ex raffineria di Quarto Oggiaro, periferia nord di Milano, dove ventuno albanesi avevano ridotto in schiavitù una ventina di ragazzi tra i 13 e i 16 anni, venduti dalle famiglie albanesi per due-tre milioni, e 12 adulti compatrioti, che dovevano riscattare il milione pagato all’organizzazione per portarli in Italia a bordo di un gommone. Capo della banda Gapo, che stabiliva punizioni (mozziconi disigarette spente sulle mani e benzina cosparsa sui piedi per poi accendervi il fuoco, in caso di mancata consegna di cinquantamila lire al rientro dalle 12 ore di elemosina ai semafori), e premi (un piatto di fagioli per cena e una doccia settimanale ai bagni pubblici a chi versava quotidianamente la somma stabilita). Per pranzo un panino e una bevanda preparati la mattina da tre ragazze che la sera si prostituivano. Giaciglio: lastre di polistirolo tra topi di fogna e spazzatura in una cantina priva di finestre. Risultato dell’operazione «Orco»: i carabinieri hanno trovato un bottino di otto milioni di lire e hanno chiesto al giudice delle indagini preliminari Cesare Tacconi la convalida dell’arresto dei componenti della banda con l’accusa di riduzione in schiavitù. La richiesta è stata rifiuata per mancanza di certezza che gli arrestati siano i veri responsabili delle efferattezze raccontate, a causa della reticenza dei ragazzi che per paura di ritorsioni negano di essere stati sfruttati (tenuti per tre giorni in una scuola di Milano a riparo del clan, sono stati imbarcati su un aereo per Tirana). «Quest’estate a questo semaforo lasciavano Mario, un biondino di sette anni, ore e ore tra il sole e lo smog. Un giorno è svenuto, un’auto l’ha investito. Abbiamo chiamato l’ambulanza. Ma lui s’è rialzato ed è scappato. Terrorizzato. Diceva: ”Mi ammazzano”» (un signore che abita vicino alla ex-raffineria) (Franco Battistini, Paolo Foschini, ”Corriere della Sera”, Fabio Poletti, ”La Stampa”, Luca Fazzo, ”la Repubblica”, Fabrizio Rizzi, ”Il Messaggero” 22/12/98). Bambini sfruttati in Europa dalle organizzazioni criminali per l’accattonaggio: 130.000. Gli antropologi parlano di fenomeno «argati», parola di origine turco-albanese che significa ”di sua proprietà”: «In pratica si tratta di minori che vengono dati in affitto dai genitori a sfruttatori senza scrupoli, che diventano di fatto proprietari dei bambini» (Danielle De Condat, antropologa francese, fondatrice del Comitato internazionale per la difesa dei bambini migranti) (’Il Messaggero” 23/12/98). «Il ragazzino che accusa, ha persino detto che le torture con il mozzicone di sigarette avevano un doppio fine. Si bruciavano i vestiti per far sembrare più cenciosi gli albanesi ai semafori» (il capitano Izzo, comandante dei carabinieri di Sesto) (Fabrizio Rizzi, ”Il Messaggero” 23/12/98). «E poi sorridono questi bambini, se gli dai una moneta, sono macchinette del sorriso e delle benedizioni, come una volta alle fiere gli invalidi che porgevano il pianeta della fortuna» (Renato Farina, ”Il Messaggero” 23/12/98). «Fanno sempre così. Solo qualche volta denunciano il clima in cui vivono. Spesso non si sentono nemmeno vittima di soprusi. Gli adulti che li sfruttano diventano il loro unico referente fuori dall’Albania» (Alessandra Dal Moro, procura dei minori di Milano) (Fabio Poletti, ”La Stampa” 23/12/98). «Vengono a venderli a Fier i figli, perché lo smistamento si fa qui. Quelli sani partono subito. Gli altri aspettano. Quando vengono rimpatriati dall’Italia, i bambini capiscono di esserte trattati male. Ma la povertà vince ogni paura. E vogliono subito ripartire» (suor Norma Ugolini, che opera a Fier presso la Caritas) (Francesco Battistini, ”Il Messaggero” 23/12/98). Plumb (in albanese significa colomba), 14 anni, è uno dei bambini rimpatriati. «Sua mamma ogni giorno gli dice: ”Plumb, torna in Italia”. una povera donna, tiene il marito in casa malato d’asma, ha quattro figli piccoli da mantenere» (suor Grazia, operatrice a Fier presso la Caritas) (Francesco Battistini, ”Il Messaggero” 23/12/98). Gapo era stato identificato e arrestato grazie ad una foto segnaletica, ma gli album fotografici esibiti al minore non sono stati allegati agli atti e l’uomo presentatosi davanti al gip non corrisponde alla descrizione effettuata: non ha la carnagione scura, gli occhi e i capelli neri (bensì «castani»), né un tatuaggio rosso sulle spalle. «Un blitz troppo precipitoso? [...] Il periodo festivo ormai alle porte non giocava a favore di un rinvio» (Paolo Foschini, ”Corriere della Sera” 23/12/98). Degli albanesi rilasciati, solo tre hanno ottemperato all’obbigo di presentarsi in Questura, tutti in possesso di regolare permesso di soggiorno. Gli altri sono fuggiti (Paolo Foschini, ”Corriere della Sera” 23/12/98). «La polemica riguarda la sorte che li attende in Albania, dove le famiglie li avevano già venduti una volta. Il giudice che ha trattato il loro fascicolo fa capire che anche su questo punto occorre misurarsi con gli strumenti a disposizione: tenerli in Italia? E dove, se nessuno li vuole, e se dalle comunità che li accolgono sono loro i primi a scappare? (Paolo Foschini, ”Corriere della Sera” 23/12/98). Al momento del blitz i bambini erano denutriti, avevano bruciature agli arti ed erano coperti di eczemi, scabbia, pidocchi (Enrico Bonerandi, ”la Repubblica” 23/12/98). Prima di esser espatriati in Albania durante la notte trascorsa nel centro di accoglienza dodici ragazzi hanno tentato la fuga calandosi dal secondo piano della palazzina lungo i tubi di svuotamento delle grondaie rischiando la vita. Undici sono stati presi, uno è riuscito a scappare.