Riccardo Orizio, Corriere della Sera 07/01/1998., 7 gennaio 1998
Pereira Sudath Nishanta, 29 anni, il domestico dello Sri Lanka che a Milano il 21 marzo uccise a coltellate Erika Lehrer Grego, alle cui dipendenze lavorava, lasciandola alcune ore in agonia, e poi fuggì in Sri Lanka: «Sì, l’ho uccisa io la dottoressa Grego
Pereira Sudath Nishanta, 29 anni, il domestico dello Sri Lanka che a Milano il 21 marzo uccise a coltellate Erika Lehrer Grego, alle cui dipendenze lavorava, lasciandola alcune ore in agonia, e poi fuggì in Sri Lanka: «Sì, l’ho uccisa io la dottoressa Grego. Quella sera ho perso la testa e l’ho accoltellata. E da quel momento non ho mai avuto pace: tengo sempre una sua fotografia in tasca, la sogno ogni notte, prego per lei e per la sua famiglia. Tutti i giorni vado al tempio, qui, nella periferia di Colombo, e piango. Sono stato in pellegrinaggio al tempio della città di Kandy, dove è custodito il dente sacro di Budha. Tornare in Italia? Non so, ho paura della prigione. Ma ora che mio padre è morto di crepacuore ci sto pensando. Le colpe si devono espiare. Ma voi in Italia avete la pena di morte?». Nishanta, reo confesso, rimane a piede libero: non è perseguibile in Sri Lanka secondo le leggi locali perché l’omicidio è stato commesso all’estero, e tra l’Italia e lo Sri Lanka non esiste un trattato di estradizione. Conserva in una busta tutti i ritagli che parlano di lui, vive a casa della sorella, in fondo a una strada fangosa, frequenta un tempio di monaci buddhisti, che gli dicono di smettere di piangere e di consegnarsi alle autorità italiuane, perché quello è il suo karma, il suo destino. Durante la cerimonia in ricordo del padre morto tre mesi fa: «In realtà la cerimonia è anche in onore della signora Grego, alla quale volevo così bene». Nishanta continua a sostenere che la sera dell’omicidio la signora Grego gli avrebbe buttato dell’acido sulla schiena (di cui non si trovarono tracce sui suoi indumenti) perché lui si era rifiutato di dormire con lei. Maurizio Tucci, legale della famiglia Grego: «Il gesto del buttare l’acido appartiene alla cultura popolare singalese: è ciò che fa, o faceva, la moglie quando scopre il marito infedele. L’omicida, nel tentativo di cercare attenuanti, ha applicato al contesto milanese altoborghese della famiglia Grego i modelli culturali del suo paese». Susanna Grego, figlia della vittima: «Tutte invenzioni. La follia omicida è scattata quando è stato sgridato perché, nonostante la gastrite, continuava a bere. Quella sera mia madre lo aveva sorpreso con il vino del sabbath».