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 1999  gennaio 15 Venerdì calendario

Jacques Santer, presidente della Commissione europea, l’organo esecutivo dell’Unione europea, indebolito dal rifiuto di approvare il bilancio ’96 da parte del Parlamento, ha sollecitato una dimostrazione di sostegno

Jacques Santer, presidente della Commissione europea, l’organo esecutivo dell’Unione europea, indebolito dal rifiuto di approvare il bilancio ’96 da parte del Parlamento, ha sollecitato una dimostrazione di sostegno. Espediente adottato nell’impossibilità di chiedere la fiducia, non prevista dalla costituzione europea: i deputati socialisti, schierati in maggioranza a difesa della Commissione, hanno presentato una mozione di censura con l’intenzione di votare contro. L’iniziativa ha trovato molti deputati favorevoli a votare la censura e ha spinto altri 69 deputati (dall’estrema destra all’estrema sinistra, antieuropeisti di ogni gruppo parlamentare), a presentare una loro mozione di censura, approfittando del clima di scontro per destabilizzare l’insieme delle istituzioni europee. Accuse: frodi nell’appalto a una società belga di servizi di sicurezza, irregolarità nella gestione del programma educativo ”Leonardo”, irregolarità negli aiuti umanitari concessi all’ex Jugoslavia e all’Africa per un valore di 2,4 milioni di euro (quattro miliardi e seicentocinquanta milioni di lire), frodi in 76 progetti per il turismo per un valore di 4,6 milioni di euro (8 miliardi e novecento milioni di lire), irregolarità nei Programmi Mediterranei e in quelli nucleari per l’Est. A loro volta popolari, verdi e liberali hanno chiesto le dimissioni di due commissari socialisti, lo spagnolo Manuel Marin e la francese Edith Cresson, accusata di aver assunto persone a lei vicine, tra cui il suo dentista come esperto scientifico. Contrari a questa risoluzione socialisti, comunisti e radicali hanno chiesto un comitato di esperti indipendenti per mettere sotto tutela la Commissione e indagare sulla sua gestione passata. Ma nel gruppo dei popolari e dei socialisti si sono verificate delle spaccature: tra i popolari alcune delegazioni, italiani e spagnoli in testa, non hanno appoggiato le risoluzioni contro i singoli ministri (lo stesso Santer ha minacciato le dimissioni); alcuni deputati socialisti, tedeschi e britannici, volevano sfiduciare l’intera Commissione o presentare una risoluzione contro due commissari della parte avversa, il socialcristiano olandese Hans Van den Broek e il dc austriaco Franz Fischler. Risultati delle votazioni di giovedì: respinte la mozione di censura e la risoluzione con cui si chiedevano le dimissioni dei due comissari socialisti, approvata la risoluzione proposta dai socialisti che chiedeva l’istituzione di un comitato di esperti per la valutazione della gestione passata della Commissione. Il voto della mozione di censura (293 voti contro, 232 a favore, 27 astensioni), ha rivelato le spaccature tra gli eurodeputati: il Sud dell’Europa si è schierato a favore della Commissione, il Nord ne voleva le dimissioni (tutti i socialdemocratici tedeschi hanno votato la censura). Degli 87 eurodeputati italiani 7 si sono pronunciati a favore della censura: due liberali, due leghisti, due comunisti e un verde. Commento del leader dei conservatori britannici Eward McMillan-Scott: «Le sinistre e i meridionali hanno votato per coprire la corruzione di Bruxelles».