Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 1999  gennaio 10 Domenica calendario

Emigranti. Dal 1850 al 1968, 150 mila bambini inglesi furono deportati all’insaputa di genitori e parenti per popolare le colonie dell’impero

Emigranti. Dal 1850 al 1968, 150 mila bambini inglesi furono deportati all’insaputa di genitori e parenti per popolare le colonie dell’impero. Le deportazioni erano organizzate dal governo in collaborazione di una decina di organizzazioni di carità civili e religiose. Colette Bradford, funzionario della Bernardo’s, un’organizzazione umanitaria che dal 1882 al 1965 inviò 30 mila bambini in Canada e altri 2.784 in Australia: «L’Inghilterra pullulava di bambini disperati affamati e senza casa. In città sporche e sovrappopolate come Londra questi bambini sarebbero quasi sicuramente morti di stenti. Paesi come l’Australia e il Canada offrivano invece l’opportunità di una nuova vita all’aria aperta. E poi, mantenere un bambino in Gran Bretagna costava 16 sterline all’anno, in Canada ne bastavano dieci e inoltre si contribuiva a popolare le terre dell’impero con cittadini di lingua inglese». Le agenzie di carità, quando ricevevano in affidamento i bambini di ragazze madri o famiglie in miseria facevano firmare loro un documento con cui accettavano l’eventualità del trasferimento. Margaret Humphreys, che nel libro Empty Cradles (Culle Vuote) ha ricostruito le vicissitudini dei diecimila bambini deportati in Australia dal 1947 al 1968: «In alcuni casi possiamo parlare di vero e proprio rapimento. Il caso che più mi ha colpito è quello di un bambino evacuato durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale in un convento di suore di campagna. Quando la guerra finì e la madre arrivò da Londra per riprenderselo le suore le dissero che era andato disperso. Al bambino, trasferito in Australia, venne raccontato che i genitori erano morti nei bombardamenti». John Hennessy, 62 anni, deportato quando ne aveva dodici: «Venni spogliato, nudo di fronte ad altri cinquanta ragazzi, poi lui incominciò a colpirmi con il bastone da passeggio. Sanguinavo dappertutto, credevo di morire. Camminando su mani e ginocchia cercai di raggiungere la porta, ma lui mi colpì con un calcio alla testa. I dottori dicono che la mia balbuzie dipende proprio da quel colpo alla testa». Un’altra deportata: «Nel novembre 1950, quando avevo otto anni e mezzo, mi misero su una nave insieme ad altri ottanta bambini, mi avevano detto che i miei genitori erano morti e io partivo per una vacanza di sei settimane. Sulla nave mi fecero credere che una famiglia mi aspettava in Australia. All’arrivo trovai solo un autobus che ci portò in un orfanotrofio sperduto. Dopo due giorni passavo le mie giornate inginocchiata a pulire i pavimenti dei dormitori. Dopo una settimana una donna mi chiamò sulla veranda, prese un paio di forbici e mi tagliò tutti i capelli. Avevo i capelli lunghi alla schiena. Ci tenevo più di ogni altra cosa. Lei mi disse che i capelli lunghi non erano permessi. La notte nei dormitori piangevamo con la testa nascosta sotto le lenzuola». Un uomo ha raccontato di essere diventato il favorito di alcuni Christian Brothers (Fratelli Cristiani, un’associazione religiosa cattolica australiana incaricata di accogliere i bambini) dell’orfanotrofio di Tardun, che fecero una gara per vedere chi sarebbe stato il primo a violentarlo per la centesima volta.