28 gennaio 1999
Referendum Massimo D’Alema, lunedì 26 gennaio nell’incontro con i giornalisti « ha posto in sintesi due questioni
Referendum Massimo D’Alema, lunedì 26 gennaio nell’incontro con i giornalisti « ha posto in sintesi due questioni. In primo luogo - ha detto- ”il meccanismo elettorale prodotto dal referendum porterebbe all’attribuzione del 25% dei seggi a perdenti, una cosa che non esiste in nessuna parte del mondo” ha commentato. In secondo luogo, il caso potrebbe generare un piccolo mostro: il 25% dei perdenti aggiunto a una minoranza di eletti con il maggioritario, potrebbe portare ad un rovesciamento della maggioranza ottenuta con il maggioritario» (Paolo Passarini, ”La Stampa” 26/01/99). *** Ma è possibile che si verifichi quello che D’Alema paventa? « grottesco pensare che 155 seggi vadano tutti quanti alla coalizione perdente». Grottesco, ma possibile. «Non può succedere che che tutti e 155 i seggi vadano a una sola coalizione: vanno ai migliori perdenti. Dunque, per esempio, in Emilia Romagna andranno al Polo, in Sicilia all’Ulivo». Questo è un principio di realtà , mentre quella che il premier ha illustrato ieri era un’ipotesi di scuola. «Che ha la probabilità di verificarsi statisticamente, una volta ogni mille anni». E D’alema parla proprio di quella rarissima volta? «Il punto è un altro: la legge elettorale che dal referendum deriva ha l’effetto di bipolarizzare il sistema». (Augusto Barbera a Antonella Rampino, ”La Stampa” 26/01/99). *** «Anche negli Stati Uniti è possibile non solo che il presidente venga eletto da una minoranza, ma perfino da una minoranza estrema. Anche in Inghilterra il partito di governo potrebbe avere alle sue spalle una minoranza piuttosto che una maggioranza. Ma non per questo il sistema americano e quello della Gran Bretagna non funzionano. Guardiamo alla realtà: perché si verifichi quello che l’onorevole D’Alema dice essere una possibilità bisognerebbe che una coalizione vincesse nella metà più uno dei collegi, e fosse terza in tutti gli altri. Le pare possibile? In Italia poi! La verità è che il ragionamento di D’Alema è politico» (Mario Segni, a Antonella Rampino, ”La Stampa” 26/01/99). *** «Per noi dire no al referendum vuol dire mettere un punto fermo al fatto che tutti i secondi eletti , sarebbero deputati o del Polo o dell’Ulivo votati nei collegi del Sud, dove ci sono solo Polo e Ulivo, mentre al Nord, dove ci sono tre componenti noi saremmo tagliati fuori dal recupero dei seggi (Roberto Maroni a Guido Passalacqua, ”la Repubblica” 27/01/99). *** «I referendum in questo paese sono sempre diventati operazioni politiche. Nel 1974 quello sul divorzio, oltre che un quesito specifico fu un’operazione che la Democrazia Cristiana perse e pagò. Questo referendum fa rinascere tutto il plebeismo e l’antipartitismo italiano» (Giorgio Rebuffa a Antonella Rampino, ”La Stampa” 28/01/99) *** «L’unico difetto del Mattarellum , del sistema che andremo ad abrogare, non è soltanto di essere in parte (per un quarto) un sistema proporzionale; è anche di essere (per tre quarti) un sistema maggioritario a un turno. Pertanto un referendum che cancella soltanto la quota proporzionale del Mattarellum ci lascia con un sitema interamente maggioritario a un solo turno. Avremmo così eliminato un difettino per ingigantire un difettone [...] Finché abbiamo votato, per circa 45 anni, con la proporzionale i nostri partiti rilevanti erano circa sei; ma da quando votiamo con il Mattarellum i partiti con voce in capitolo sono diventati una dozzina. Come mai? [...] La tesi corretta è che quando un sistema è già bipartitico, allora il maggioritario secco (all’inglese) lo mantiene tale; ma che quando un sistema è già di frammentazione partitica (come in Italia), allora il maggioritario secco alimenta la frammentazione [...]una ammucchiata elettorale come si fa? Esemplifico a sinistra anche se il problema è identico a destra o per la destra. Si fa così. Ciascun partitino o cespuglio va da Veltroni e dice: amatissimo maestro e donno, sai bene che senza di me andrai a perdere. Pertanto sei costretto a imbarcarmi, e il mio prezzo sarà quello quello indicato nel sondaggio a me più favorevole»( Giovanni Sartori, ”Corriere della Sera” 26/01/99). *** «Primo, anche il fronte del «no» dà per scontata una vittoria del «sì» con conseguente ”pasticcio”; secondo, raccogliere un discreto numero di «no» e brandirli in modo coordinato potrebbe consentire di inflenzare di più il tipo di legge elettorale che si farà dopo. un obiettivo minimo che appare comunque, in questo momento l’unico abbastanza ragionevole» (Paolo Passarini, ”La Stampa” 27/01/99). *** « semplice fare il direttore di un giornale quando Pantani vince il giro, il difficile viene quando non ci sono notizie. E in poliutica noi paghiamo il prezzo di aver alimentato l’illusione che si risolvano i problemi dicendoli. Come la storia che si scopre adesso che la gente non vota. Ma è dal ’96 che la gente non va a votare. E vedrai che non andrà a votare nemmeno per il referendum» Come? «Ma sì, anch’io non saprei come votare. Voti sì e voti un mostro, voti no e non risolvi...Io non li capisco i comitati per il sì e per il no. Questi mi ricordano Craxi che quando non si voleva impeganre diceva ”si pronuncino gli elettori”» (Ciriaco De Mita a Gianni Pennacchi, ”il Giornale” 27/01/99). *** «La politica volge all’autoreferenzialità, è come se un falegname, invece di fare sedie, continuasse a produrre lime, pialle e seghe, soprattutto seghe» (Saverio Vertone da , ”il Giornale” 27/01/99).