Renato Oliva, ìtuttolibri-La Stampaî 4/2/99, 4 febbraio 1999
Temi sviluppati da Augusto Romano in Musica e psiche: la consapevolezza della nostra condizione di esilio, della nostra mortalità e dei nostri limiti (del nostro ”difetto di capienza”); la nostalgia di una felicità e di una compiutezza impossibili, il senso del mistero che si cela talvolta nella leggerezza e nell’effimero e ci indica una strada paradossale: diventare, per una sorta di mimesi, ”insignificanti come la musica, che riposa in sé, alleggerita dal peso di significare qualcosa, tutta presente -e, proprio per questo, imprendibile- in ciò che appare”»
Temi sviluppati da Augusto Romano in Musica e psiche: la consapevolezza della nostra condizione di esilio, della nostra mortalità e dei nostri limiti (del nostro ”difetto di capienza”); la nostalgia di una felicità e di una compiutezza impossibili, il senso del mistero che si cela talvolta nella leggerezza e nell’effimero e ci indica una strada paradossale: diventare, per una sorta di mimesi, ”insignificanti come la musica, che riposa in sé, alleggerita dal peso di significare qualcosa, tutta presente -e, proprio per questo, imprendibile- in ciò che appare”».