(Maria Teresa Veneziani, ìCorriere della Seraî, Maria Novella De Luca, Domenico Castellaneta, ìla Repubblicaî, Edmondo Soave, p. pol., ìLa Stampaî 11/02/1999; Maria Grazia Bruzzone, f. pol., ìLa Stampaî, Antonio De Florio, ìIl Messaggeroî, Maria Stella C, 11 febbraio 1999
Jeans. La Cassazione ha annullato la condanna a due anni e dieci mesi di carcere dell’istruttore di guida di Potenza Carmine C
Jeans. La Cassazione ha annullato la condanna a due anni e dieci mesi di carcere dell’istruttore di guida di Potenza Carmine C., 45 anni, accusato di aver violentato, nel ’92, una sua allieva allora diciottenne, perché la ragazza indossava jeans aderenti ed è «un dato di comune esperienza» che questi non possono essere sfilati senza la «collaborazione fattiva di chi li indossa». Secondo la Corte sarebbe impossibile sfilare i jeans se la vittima si oppone «con tutte le sue forze al violentatore». Il sottosegretario alla Giustizia Maretta Scoca: «Bisognerebbe ricordare alla Cassazione che esistono le chiusure lampo. Il meccanismo che consente di indossarli consente anche di aprirli». L’avvocato milanese Maria Bernardini De Pace: «E se questa ragazza avesse indossato una minigonna, allora cosa sarebbe stata, una provocazione?». L’antropologa Ida Magli: « una sentenza dettata da inconsapevole maschilismo. In una sfida muscolare l’uomo sarà sempre prevalente, e quindi i jeans, in un modo o nell’altro, riuscirà sempre a toglierli alla vittima designata. Per questo dico che la sentenza ha un aspetto tecnico, questo dei jeans, che in realtà copre un aspetto psicologico, quello della sudditanza inconscia di tanti giudici maschi, della difesa a oltranza del loro sesso. E non lo dico come donna, lo dico come osservatore». Franca Rame: «Questi magistrati dovrebbero provare ad avere la figlia o la moglie violentata per poi farsi raccontare come ti tolgono gli indumenti in questi casi. Quando capitò a me, io fui tenuta ferma da tre persone... Ci sono tanti modi di spogliare una donna: immobilizzandola, minacciandola, tramortendola con un pugno alla testa. E comunque se i giudici vogliono la dimostrazione pratica sono disposta ad andare io stessa a dargliela sul momento». Alessandra Mussolini: «Se davvero diventa fondamentale un indumento, è inutile aver cambiato la legge, istituendo il reato contro la persona e non contro la morale. Basterà che lo stupratore costringa la sua vittima a indossare un paio di jeans prima di usarle violenza per sapere di farla franca». Il giudice di Cassazione Simonetta Sotgiu: «I jeans? Di nuovo i jeans? Come trent’anni fa... Mi ricordo un processo per stupro a Sassari, ero giudice a latere, e il presidente sentenziò che quella ragazza ”ci stava” perché il giorno della violenza indossava i jeans, che com’è noto non si possono sfilare facilmente... Non c’è niente da fare: la giustizia in Cassazione è in mano agli uomini. Spesso anziani. Con idee vecchie. Ogni giorno devo combattere. Ma lì dentro ci sono 410 giudici maschi e 10 giudici donne, tutte nelle sezioni civili». Alcune parlamentari del Polo (Alessandra Mussolini, Stefania Prestigiacomo, Sandra Fei e Cristina Matranga) hanno protestato contro la sentenza presentandosi in aula in jeans. Massimo D’Alema: «Da presidente del Consiglio non posso esprimere alcuna valutazione, ma da cittadino sento di dover essere solidale con i sentimenti che hanno manifestato le colleghe dell’aula di Montecitorio e con la sofferenza delle donne che hanno subito e subiscono una indegna violenza». Seguendo l’esempio delle parlamentari, la conduttrice di ”Verissimo” Cristina Parodi ha presentato la trasmissione in jeans: «Spero che vedermi in jeans sia servito a riflettere». I giudici: «Il pantalone stretto è solo un elemento enfatizzato dalla stampa. Noi abbiamo annullato la sentenza di condanna per difetto di motivazione». Qualche anno fa un avvocato che difendeva un uomo accusato di stupro portò in tribunale una spada e chiese ad una persona del pubblico di infilarla nel fodero, che lui muoveva con la mano. L’operazione non riuscì e i giudici assolsero l’imputato: l’avvocato aveva dimostrato che se una donna non è consenziente è impossibile violentarla.