Eric Lecluyse, EurÍka, da ìInternazionaleî 26/2/99 Cristiana pulcinelli, ìlíUnitî 4/3/99, 3 marzo 1999
Due ricercatori dell’Università Emory di Atlanta (in Georgia), il neurochirurgo Roy Bakay e il neurologo e neurofisiologo Philip Kennedy, stanno studiando un sistema per mettere in contatto con l’esterno le persone colpite dalla sindrome di ”locked-in”, coscienti e sensibili a ciò che li circonda, ma senza l’uso degli arti e la possibiltà di comunicare: «Se puoi comandare un computer, puoi interagire con il mondo»
Due ricercatori dell’Università Emory di Atlanta (in Georgia), il neurochirurgo Roy Bakay e il neurologo e neurofisiologo Philip Kennedy, stanno studiando un sistema per mettere in contatto con l’esterno le persone colpite dalla sindrome di ”locked-in”, coscienti e sensibili a ciò che li circonda, ma senza l’uso degli arti e la possibiltà di comunicare: «Se puoi comandare un computer, puoi interagire con il mondo». I due ricercatori hanno installato degli elettrodi nel cranio di due volontari e li hanno collegati a un computer. Grazie all’ingegneria medica la zona di inserimento degli elettrodi è stata scelta al millimetro: la regione della corteccia motoria che comanda la mano destra. Il paziente pensando di spostare la mano destra, produce un segnale elettrico, che il computer trasforma in un movimento orizzontale del cursore sullo schermo. Allenandosi il paziente impara a controllare questo movimento e selezionare l’icona desiderata, a cui corrisponde una voce digitale («ho fame», «spegnete la luce»). I ricercatori vogliono raggiungere un livello di controllo che consenta di scrivere, inviare e-mail o agire direttamente sull’ambiente, per esempio accendendo le luci. 2-COMANDI. L’uso delle pile può applicarsi ai corpi umani? «La vera innovazione forse sarà quella di trovare un’interfaccia tra biologico e elettrico. Nel momento in cui riusciremo a creare un collegamento tra il sistema vivente e il sistema elettrico, sia pure a bassissima tensione, si apriranno prospettive incredibili. Pensi solo a un arto artificiale che possa venire interconnesso a un moncherino vivente in modo da garantire la perfetta efficienza con comandi che provengono direttamente dal nostro cervello. Non c’è bisogno di voli di fantasia eccessivi, già questo per molti sarebe una rivoluzione» (Vittorio Marchis, docente di storia dell astecnica al Politecnico di Torino intervistato da Cristiana pulcinelli)