Marco Calabria, ìCartaî, supplemento di ìil manifestoî 4/3/99, 4 marzo 1999
I versamenti che i lavoratori stranieri inviano nei paesi d’origine rappresentano il secondo movimento finanziario del pianeta dopo quello legato al petrolio: 61 miliardi di dollari nel ’98 attraverso canali formali, altrettanti in modo informale (donazione dei paesi ricchi ai paesi poveri nel 97: 51 miliardi di dollari)
I versamenti che i lavoratori stranieri inviano nei paesi d’origine rappresentano il secondo movimento finanziario del pianeta dopo quello legato al petrolio: 61 miliardi di dollari nel ’98 attraverso canali formali, altrettanti in modo informale (donazione dei paesi ricchi ai paesi poveri nel 97: 51 miliardi di dollari). Nel primo semestre ’98 per la prima volta la somma delle rimesse dall’Italia ha superato quella del denaro inviato dagli italiani all’estero: 330 miliardi di lire contro 254 (134 in Asia, 28 in Africa, 17 in America latina, intorno ai 10 miliardi per tutto il ’98 nell’est europeo). Gli emigranti devono pagare delle commissioni per inviare i soldi. Possibilità dall’Italia: le poste (costano di meno, ma impiegano più tempo), le banche (meno convenienti); gli istitutio finanziari privati.Tra questi la Western Union, che determina la commisione in funzione dell’importo, del paese destinatario e del tasso di cambio (costo per spedire cinque milioni in Perù: 216 mila lire). Alcune società taglieggiano gli emigranti celando l’entità delle commesse e speculando sul tasso di cambio. Money Gram e Western Union (attive anche in Italia, controllano il novanta per cento del mercato delle rimesse dei messicani all’estero) intascano così duecento milioni di dollari sui seimila milioni annui spediti dagli emigranti.