Bruno Zevi, "Controstoria e storia dellíArchitettura", Newton Compton, 18 marzo 1999
«La circostanza che Michelangiolo abbia lavorato prevalentemente su edifici imbastiti da altri non è senza significato: gli occorreva una trama classicista, di Antonio da Sangallo a palazzo Farnese o di Bramante a San Pietro, per aggredirla, sconvolgerla, comunque deformarla
«La circostanza che Michelangiolo abbia lavorato prevalentemente su edifici imbastiti da altri non è senza significato: gli occorreva una trama classicista, di Antonio da Sangallo a palazzo Farnese o di Bramante a San Pietro, per aggredirla, sconvolgerla, comunque deformarla. Quando può disegnare un palazzo tutto suo, per esempio quello dei Conservatori in Campidoglio, sembra scindersi in due ruoli: l’uno, rinascimentale, che traccia lo schema della sovrapposzione dei piani, l’altro che tale ordito infrange e oltraggia. Il non-finito erompe da questa situazione, da scatti furenti che non sanno placarsi in un sistema linguistico istituzionalizzato perché sgorgano dall’inconscia urgenza di schiantarlo».