Bruno Zevi, "Controstoria e storia dellíArchitettura", Newton Compton, 18 marzo 1999
«Esaminando qualsiasi edificio, il primo quesito da porsi è quello della sua aderenza allo scopo. Le sue forme sono dettate dalle esigenze delle attività che vi si svolgono, oppure da preconcetti accademici omologanti? Guardiamo le finestre, per esempio: il loro compito è quello di fornire luce agli spazi interni; dovrebbero dunque essere tutte diverse, sia perché mutano gli orientamenti e le vedute, sia al fine di offrire la maggior possibilità di scelta agli utenti
«Esaminando qualsiasi edificio, il primo quesito da porsi è quello della sua aderenza allo scopo. Le sue forme sono dettate dalle esigenze delle attività che vi si svolgono, oppure da preconcetti accademici omologanti? Guardiamo le finestre, per esempio: il loro compito è quello di fornire luce agli spazi interni; dovrebbero dunque essere tutte diverse, sia perché mutano gli orientamenti e le vedute, sia al fine di offrire la maggior possibilità di scelta agli utenti. Se sono tutte uguali, come di regola, vuol dire che l’architetto ha proceduto non ”dal di dentro al di fuori” ma in senso inverso, pensando alla scatola esterna, ai tabu della sintesi a priori o a posteriori, ai moduli ripetitivi che rendono le parole e i discorsi insignificanti. Camere o appartamenti o uffici tutti uguali, giustapposti o sovrapposti? Siamo nel mercato edilizio, non nell’architettura».