Giovanna Vitale, ìD-la repubblica delle donneî 23/3/99, 23 marzo 1999
ACCOPPIAMENTI
Tra gli insetti: la Diapheromena veliei sta incollata al partner per 6 giorni consecutivi, l’Anisomorpha buprestoides 3 settimane. Utilità pratica per queto comportamento: durante il periodo dell’accoppiamento viene prodotta una gran quantità di secrezione tossica, sgradita agli uccelli predatori. Prolungando l’atto amoroso si intensifica la difesa chimica. Tra gli uccelli non poligami (il 92 per cento): l’atore si accoppia 500-600 volte per ciascuna covata; il passero domestico e la rondine una quarantina. La quantità di accoppiamenti deve essere inversamente proporzionale alla possibilità del maschio di controllare la femmina. Poiché le uova non si sviluppano se non vengono covate dai genitori, uno dei due deve lasciare spesso il nido alla ricerca di cibo; abitudine che si intensifica quando le uova si schiudono. Allontanandosi dal nido le occasioni di infedeltà aumentano. Quella maschile è dovuta all’istinto di conservare i propri geni (più accoppiamenti si hanno, più aumenatno le probabilità). La femmina, sceglie un compagno che provveda ai bisogni della famiglia e lo ripaga riservandogli la maggior parte della sua capacità riproduttiva; quando incontra un partner con geni qualitativamente migliori si concede a lui per migliorare la discendenza. Per non sprecare energie ad allevare picoli generati da altri, feconda ripetutamente e insistentemente la sua compagna per garantirsi la paternità della covata. Risultato: delle uova fecondate da una femmina monogama un quinto non è fecondato dal partner regolare. Strategie messe in atto dal maschio della passera scopaiola per accoppiarsi con nuove femmine e sfuggire all’allevamebnto di una prole non sua: misura le energie per procurare cibo per il proprio nido in funzione del numero di figli che ha generato, calcolando per quanto tempo la compagna rimasta lontana dalla loro vista durante il periodo di deposizione delle uova. Analisi sul Dna dei pulcini hanno dimostrato che la stima corrisponde al numero di tradimenti consumati con il maschio del nido a fianco.
Tra i tamarini e gli uistitì, due specie di scimmie, a causa dell’alta mortalità delle femmine, i maschi che non riescono a trovare una compagna diventano ”collaboratotri familiari”, disponibili a contribuire all’allevamento dei cuccioli altrui. La presenza di un collaboratore fa aumentare la possibiltà che un padre abbandoni la madre dei suoi figli e vada a cercarsi un’altre partner: così potrà procreare prima che la sua compagna ritorni ad essere ferttile. Il collaboratore sarà ricompensato la prossima volta che la padrona andrà in estro. Robin Dunbar, professore di Psicologia evolutiva all’Università di Liverpool: «I miei modelli matematici dimostrano che, in condizioni ambientali adatte, i maschi in età fertile che sono abbastanza forti per perseguire questo tipo di strategia nomade possono generare un numero di discendenti doppi rispetto a quanti ne procreerebbero rimanendo in una normale relazione monogama». Il babbuino tollera il tradimento delle femmine del suo harem con giovani maschi di rango inferiore nel periodo in cui non sonofertili. Quando sono in estro e possono essere fecondate il maschio impedisce a chiunque di avvicinarsi, stabilendo un’esclusiviotà di accoppiamento e la certezza sulla paternità dei nati nel suo harem.
Strategie femminili tra gli uccelli che praticano i duetti scoperte dal professor Wolfang Wickler: «Li abbiamo seguiti per 10 anni, registrando e analizzandone i canti alla ricerca di un significato. Siamo giunti alla conclusione che non c’è un significato: ripetono in continuazione la stessa cosa. Questi duetti, però, avvengono solo tra monogami, cioè uccelli che vivono in coppia fissa. La nostra idea è che si tratti di un apprendimento che obbliga il maschio a impegnare tempo ed energia per la conquista della femmina. La quale, infatti, non permette l’accoppiamento se prima il maschio non ha imparato a duettare. In pratica è una specie di fidanzamento destinato a creare le condizioni per un matrimonio duraturo». Se dopo l’accoppiamento il maschio abbandonasse la femmina per andaserne a cercare un’altra, dovrebbe trascorrere un lungo periodo di tempo a imparae un nuovo duetto prima di accoppiarsi.
Impedimenti: i maschi della zanzara anofele, di certe farfalle, cimici, lucciole, gamberi e criceti sigillano l’orifizio femminile con le ultime gocce del loro sperma che indurnendosi formano un tappo contro l’intrusione di semi altrui. Le farfalle Heliconius, dopo la copula, cospargono la femmina di feronomi maschili, in modo che l’odore la renda indesiderabile agli altri maschi. I maschi che si accoppiano con l’ape regina proiettano i loro organi genitali nel corpo dell’amata e muoiono. La mantide religiosa li decapita durante l’amplesso facilitando in questo modo anchel’amplesso: il ganglio cerebrale inibisce l’attività sessuale, che senza testa può andare avanti per ore (Si sono viste mantidi religiose divorarsi otto marito uno dietro l’altr