Giuseppe Filetto, ìla Repubblicaî, Antonio Ravid, ìLa Stampaî, Mariateresa Conti, ìil Giornaleî, Felice Cavallaro, ìCorriere della Seraî, Lucio Galluzzo, ìIl Messaggeroî 14/01/1999; ìla Repubblicaî 15/01/1999, 14 gennaio 1999
Embrioni. C. C., 31 anni, vedova da luglio, è stata autorizzata dal giudice di Palermo Giovanni D’Antoni all’impianto di tre embrioni fecondati con il seme del marito due mesi prima che lui venisse ucciso con tre colpi di pistola in un agguato di mafia
Embrioni. C. C., 31 anni, vedova da luglio, è stata autorizzata dal giudice di Palermo Giovanni D’Antoni all’impianto di tre embrioni fecondati con il seme del marito due mesi prima che lui venisse ucciso con tre colpi di pistola in un agguato di mafia. La donna, che vive a Barrafranca (Enna), si era rivolta al tribunale dopo che la sua richiesta di avere un figlio da quegli embrioni era stata rifiutata dai medici del Centro di riproduzione di Palermo, diretto dal professor Ettore Cittadini, perché il codice di autoregolamentazione dei medici proibisce l’uso post mortem di gameti ed embrioni. La decisione del giudice D’Antoni contrasta la legge attualmente in vigore, che riconosce la paternità entro dieci mesi dalla morte del marito (il bambino nascerebbe quindici mesi dopo la morte del padre). Il professor Cittadini: «L’ovocita è già fecondato, e l’alternativa sarebbe la distruzione dell’embrione. Anche umanamente mi sembra giusto che questa donna abbia la possibilità di avere un figlio dopo il dramma della morte del marito». La biologa Eleonora Cefalù: «La decisione di impiantare un embrione fecondato con il seme di un uomo morto apre numerosi problemi. Non solo di carattere giuridico per l’assenza di una normativa in materia, ma soprattutto etici. Ora bisogna rispettare la sentenza del magistrato». L’avvocato Loris Mantia: «La costituzione tutela l’individuo ”sin dal suo concepimento” e l’embrione è già un ovulo fecondato. Il giudice ha sostanzialmente accolto questa tesi». Giuseppe Savagnone, responsabile Cultura della Conferenza episcopale siciliana: «Paternità e maternità sono essenziali per un bambino perché un figlio senza padre è uno sventurato». Il cardinale di Palermo Salvatore De Giorgi: «La procreazione è il frutto di un progetto di vita costruito sull’amore della coppia e affermare la liceità di questo tipo di fecondazione sottende la negazione della dimensione coniugale della procreazione stessa». La vedova: «Questo è il più grande atto di amore verso mio marito, alla sua memoria. Noi ci amavamo, volevamo dei figli e quegli embrioni sono il frutto di quell’amore e di quella volontà: non ho nessuna intenzione di distruggerli». L’intervento ha il 30-40 per cento di probabilità di riuscita.