25 gennaio 2000
Luciano De Crescenzo è afflitto da anni da una patologia che gli impedisce di riconoscere i volti delle persone, la prosopoagnosia (nei casi più gravi si può addirittura non identificare il proprio volto riflesso nello specchio): «Più che una malattia, preferisco definirla un ”fastidioso inconveniente”; Comunque tutto ciò nasce quando, per ragioni, ischemiche, quella frazione del cervello alla quale partono gli impulsi che ci perùmettono di roconoscere le facce, non viene sufficientemente irrorata dal flusso sanguigno»
Luciano De Crescenzo è afflitto da anni da una patologia che gli impedisce di riconoscere i volti delle persone, la prosopoagnosia (nei casi più gravi si può addirittura non identificare il proprio volto riflesso nello specchio): «Più che una malattia, preferisco definirla un ”fastidioso inconveniente”; Comunque tutto ciò nasce quando, per ragioni, ischemiche, quella frazione del cervello alla quale partono gli impulsi che ci perùmettono di roconoscere le facce, non viene sufficientemente irrorata dal flusso sanguigno». Lo scrittore riconosce gli amici dalla voce o da altri segni particolari. Tra gli espedienti adottati per non sentirsi a disagio con gli altri: «Se sono invitato in casa di amici e ci sono altri ospiti, cerco di arrivare prima degli altri per sapere i nomi di chi incontrerò. In quesro modo, quando gli ospiti arrivano sono in grado di riconoscerli» (Rita Pomponio, ”Il Tempo” 23/1/2000).