Marco Sassano, ìIl Giornoî 27/1/2000, 27 gennaio 2000
Nutella. «Il barattolo è pieno. Un classico 400 grammi. Constato, girando la ghiera del coperchio, che è ancora illibato
Nutella. «Il barattolo è pieno. Un classico 400 grammi. Constato, girando la ghiera del coperchio, che è ancora illibato. Il massimo. Procedo. Roteo la plastica bianca con un movimento di 360 gradi, lento, consapevole. Poi avverto come un intoppo. Sono arrivato al punto di non ritorno. Se lo supero, la soglia etica della responsabilità individuale mi dice che dovrò ammettere l’apertura del vasetto. Ultimo sforzo. Lo strappo della protezione di carta è il momento iniziale del rito. Un movimento lento ma deciso. E subito arriva l’effluvio. Sentori di nocciola persistenti. Di olio, di vaniglia e di zucchero. Poi, quasi di soppiatto, entra nel naso il cacao. La bocca si riempie di saliva, il cervello già immagina l’impatto della lingua con la crema, la bocca che si riempie di una poltiglia molle nel palato, ai lati delle gengive, sopra i denti. Cucchiaio o dito?(...)La superficie violata si increspa, lascia trasparire un piccolo collasso della pellicola superiore al lago di crema. Bisogna fare attenzione, evitare la macchia, una tragedia per molte generazioni. Il profumo arriva dritto al cervello. La prima cucchiaiata è profonda, peccaminosa, ma rapida. La crema va subito ad impastare sulle labbra, poi sale sulla lingua, finisce in fondo al palato, tra i denti. E’ soltanto l’inizio» (dal libro di Gigi Padovani dedicato all’argomento).