Loredana Lipperini, ìla Repubblicaî 9/2/2000, 9 febbraio 2000
L’ultima beffa di Luther Blissett è stata Darko Maver: 37 anni, nato in un paesino di montagna a cento chilometri da Belgrado, infanzia in orfanotrofio, Accademia d’arte interrotta, opere d’arte scandalose (manichini orrendamente sfigurati, fotografie di stupri, omicidi ed efferatezze), incarcerazione in gennaio per antipatriottismo (e relativa campagna di solidarietà via Internet), mostra fotografica al Centro sociale bolognese Livello 57 (il pubblico è sbigottito dalla crudezza delle immagini)
L’ultima beffa di Luther Blissett è stata Darko Maver: 37 anni, nato in un paesino di montagna a cento chilometri da Belgrado, infanzia in orfanotrofio, Accademia d’arte interrotta, opere d’arte scandalose (manichini orrendamente sfigurati, fotografie di stupri, omicidi ed efferatezze), incarcerazione in gennaio per antipatriottismo (e relativa campagna di solidarietà via Internet), mostra fotografica al Centro sociale bolognese Livello 57 (il pubblico è sbigottito dalla crudezza delle immagini). Morte annunciata via Internet il 30 aprile (forse è un esecuzione di massa, forse un suicidio come tragica performance). Tributi postumi: alla Biennale dei Giovani Artisti di Roma, alla 48° Esposizione Internazionale d’Arte a Venezia (con il documentario ”Darko Maver, l’arte della guerra” presentato nella suggestione di un buio totale e di un pavimento interamente ricoperto da manifesti a lutto), al Centro sociale Forte Prenestino di Roma, dove si legge il testo dell’artista ”La dimensione degli Extracorpi” (un critico si indigna perché crede di riconoscervi un’opera di Francis Bacon, e non la parodia del critichese che effettivamente è). Nel comunicato di rivendicazione in cui si rivela che Maver non è mai esistito, Luther Blissett spiega l’intento dell’iniziativa: dimostrare che «come Darko Maver è un’operazione pensata a tavolino, anche tutti gli altri cosiddetti artisti sono potenzialmente lo stesso: frutto delle menti e della scaltrezza di critici, curatori e galleristi». Precisazione: le foto erano vere, recuperate da uno dei siti spazzatura di Internet.