Gabriele Invernizzi, ìLíEspressoî 17/2/2000, 17 febbraio 2000
Invece degli ambasciatori capi di Stato in pensione, ex ministri e preti si impegnano in processi di pace
Invece degli ambasciatori capi di Stato in pensione, ex ministri e preti si impegnano in processi di pace. Tra i casi della ”diplomazia parallela” le relazioni tra Corea del Sud e del Nord: due anni fa l’ottuagenario fondatore della Hyundai, Chung Ju-yung, inviò carichi di bovini a Pyongyang dove la gente moriva di fame. L’ex senatore Usa George Mitchell ha guidato il processo di pace tra protestanti e cattolici dell’Uster. L’ex presidente sudafricano Nelson Mandela si è impegnato in Burundi. In Italia la Comunità di Sant’Egidio è intervenuta in Mozambico (con successo), in Algeria, in Kosovo, in Burundi, in Congo. Anche i centri di studio nati per l’analisi dei conflitti si dedicano ad attività diplomatica. Il più importante è l’International Crisis Group (Icg) con sede a Bruxelles e succursali a Washington e Londra. Finanziato dall’Unione europea (5 milioni di dollari all’anno), da governi e fondazioni private, invia esperti e osservatori nei luoghi caldi, che formulano previsioni e inviano rapporti ai governi. Diversi fini sono perseguiti dalla diplomazia economica, affidata ad amministratori locali, industriali, uomini d’affari, che riescono dove fallirebbe la Farnesina: «Per esempio se per via della Cecenia aprire una nuova linea di credito ai russi apparirebbe indecente, a Mosca ci mandi un grosso imprenditore e si ottiene lo stesso risultato, anzi migliore perché di solito lui è più bravo e più rapido di ognuno di noi» (un diplomatico in carriera).