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 2000  febbraio 25 Venerdì calendario

«Amavo un’antropologa. Si recò in Mongolia per studiare i gay. All’inizio mantenne le distanze dalla loro civiltà, ma poi capì che l’assimilazione avrebbe giovato al lavoro sul campo

«Amavo un’antropologa. Si recò in Mongolia per studiare i gay. All’inizio mantenne le distanze dalla loro civiltà, ma poi capì che l’assimilazione avrebbe giovato al lavoro sul campo. Si impegnò strenuamente per diventare il più possibile uguale a loro, e piano piano fu accettata. A un certo punto troncò la nostra relazione con una lettera. Mi piange il cuore se penso a lei che pascola i suoi yak per quelle gelide colline, con la punta del copricapo di cuoio che le ripara gli occhi dalla sferza del vento, il polso ciondoloni, e a riscaldare il labbro superiore solo un paio di baffi a manubrio». CIECO «La mia ragazza approfitta della mia cecità galoppante per incominciare a vestirsi sciatta. Fino a quando potevo vederla, ha sempre esibito un look inappuntabile, gli ultimi modelli dei massimi stilisti. Adesso al posto dei tacchi alti porta le scarpe da tennis, al posto delle calze di seta e della minigonna i blue jeans, al posto delle giacche eleganti maglioni di misure troppo grandi. Io non ho ancora detto niente, ma stiamo a un punto tale che mi sento imbarazzato a farmi vedere vicino a lei mentre mi tiene dolcemente per mano e mi guida, badando che non inciampi o vada a sbattere». RAGIONE La mia ragazza mi ha lasciato e sto riuscendo a farmene una ragione. A volte quasi mi convinco che non sia altrove insieme a un altro uomo, ma ancora qui con me. Durante il giorno me ne faccio una ragione immaginando che sia andata dal tabaccaio a comprare un pacchetto di sigarette a buon mercato, e che tornerà da un momento all’altro sorridendo con le belle labbra dipinte. Quando il negozio è chiuso, me ne faccio una ragione ripetendomi che il ritratto di lei che preferisco è lei in carne e ossa. Passo le sere al pianoforte, cantando serenate d’amore al suo viso fotografato, e ogni tanto leccando i tasti neri perché mi ricordano la sua pelle». (Storie tratte da Anthropology di Dan Rhodes)