Serena Zoli, ìCorriere della Seraî 3/3/2000, 3 marzo 2000
Secondo Giovanni Carrada ed Emmanuele A.Jannini, collaboratori di Piero Angela e autori del libro La scienza dell’amore, i canoni della bellezza femminile e i luoghi comuni sul maschio avrebbero un fondamento genetico: le donne con le misure 90-60-90 piacciono (maschi delle tribù amazzoniche e bambini di tre e sei mesi di vita hanno mostrato le stesse preferenze degli adulti europei e asiatici) perché queste dimensioni sarebbero il segno biologico di buona capacità riproduttiva (il rapporto vita-fianchi, 0,67, indica una percentuale di grasso sufficiente a portare avanti una gravidanza anche in condizioni difficili); gli uomini sarebbero «monogami infedeli» a causa delle dimensioni dei loro testicoli (a metà strada tra quelli dei gorilla, che si accoppiano solo con una femmina, e degli scimpanzè, che hanno rapporti con tutte le femmine del gruppo); la poligamia (prevista in 708 società su 849) sarebbe motivata dalla necessità dell’uomo di trasmettere il proprio patrimonio genetico e la fedeltà della donna servirebbe a tutelarlo dal rischio di perpetuare i geni di un’altro individuo (cosa che, secondo i risultati mai diffusi di una ricerca americana degli anni ’40, avviene una volta su dieci)
Secondo Giovanni Carrada ed Emmanuele A.Jannini, collaboratori di Piero Angela e autori del libro La scienza dell’amore, i canoni della bellezza femminile e i luoghi comuni sul maschio avrebbero un fondamento genetico: le donne con le misure 90-60-90 piacciono (maschi delle tribù amazzoniche e bambini di tre e sei mesi di vita hanno mostrato le stesse preferenze degli adulti europei e asiatici) perché queste dimensioni sarebbero il segno biologico di buona capacità riproduttiva (il rapporto vita-fianchi, 0,67, indica una percentuale di grasso sufficiente a portare avanti una gravidanza anche in condizioni difficili); gli uomini sarebbero «monogami infedeli» a causa delle dimensioni dei loro testicoli (a metà strada tra quelli dei gorilla, che si accoppiano solo con una femmina, e degli scimpanzè, che hanno rapporti con tutte le femmine del gruppo); la poligamia (prevista in 708 società su 849) sarebbe motivata dalla necessità dell’uomo di trasmettere il proprio patrimonio genetico e la fedeltà della donna servirebbe a tutelarlo dal rischio di perpetuare i geni di un’altro individuo (cosa che, secondo i risultati mai diffusi di una ricerca americana degli anni ’40, avviene una volta su dieci).