Roberto Beretta, Avvenire 03/03/2000, 3 marzo 2000
In Italia sono sempre più numerosi i conventi, le chiese, le cappelle che adottano suppellettili ebraiche come la menorah (il candelabro a 7 braccia) o la kippah (il copricapo rituale degli ebrei osservanti), i parroci che citano con disinvoltura talmud e midrash, i teologi che al posto del nome di Dio inseriscono il tetragramma sacro JHWH, gli intellettuali cattolici che frequentano corsi di lingua ebraica, centri culturali cristiani che invitano rabbini, e così via
In Italia sono sempre più numerosi i conventi, le chiese, le cappelle che adottano suppellettili ebraiche come la menorah (il candelabro a 7 braccia) o la kippah (il copricapo rituale degli ebrei osservanti), i parroci che citano con disinvoltura talmud e midrash, i teologi che al posto del nome di Dio inseriscono il tetragramma sacro JHWH, gli intellettuali cattolici che frequentano corsi di lingua ebraica, centri culturali cristiani che invitano rabbini, e così via. Il teologo ortodosso Olivier Clément vede nel dilagare della moda giudaica tra i cattolici un complesso di inferiorità nei confronti del mondo semita; per Vittorio Messori invece si tratta di un problema teologico: «Si vuol passare cioè dalla cristologia alla teologia; ”Basta con Cristo - si dice - , torniamo a Dio”. Ecco: stiamo riscoprendo il monoteismo ebraico, magari non abbandonando Gesù ma certo declassandolo da Dio a profeta: e ciò risponde al bisogno di normalizzare lo ”scandalo” e la follia cristiana di rendere uomo Dio».