E. Chiaia, ìD-la Repubblica delle donneî 14!/3/2000, 15 marzo 2000
Il culto di Shiva, nato nel 6000 a.C., oggi è praticatao da 600 milioni di persone, soprattutto nella caste popolari del Sud dell’India, ma anche in alcune zone montane del Nord
Il culto di Shiva, nato nel 6000 a.C., oggi è praticatao da 600 milioni di persone, soprattutto nella caste popolari del Sud dell’India, ma anche in alcune zone montane del Nord. Danielou, studioso della religione shivaita morto 6 anni fa, a cui la Fondazione Cini di Venezia ha dedicato una sala: «Gli aspetti fondamentali di questa religione sono il culto del fallo e dell’unione dei contrari nell’atto sessuale. Immagine del principio creatore e divinizzazione del godimento erotico quale riflesso di beatitudine divina. Secondo le profezie shivaite, l’unica speranza di sopravviven,za dell’umanità risiede nell’attuale sforzo per liberare la sessualità. Soltanto la venerazione del principio virtale e del suo simbolo, il fallo potrebbe attirare la benedizione divina sugli uomini, minacciati dai fulmini celesti a causa di una civiltà la cui morale non persegue la felicità, la gioia e il piacere, bensì le guerre, la repressione sessuale, l’ipocrisia, la persecuzione dell’amore». Principio del culto di Shiva: la sessualità non va evitata, bensì rispettata e onorata sino al giorno in cui non ne avremo più bisogno, e potremo quindi trascenderla.