ìIl Messaggeroî 4/4/2000, 4 aprile 2000
Contro le ipotesi che teorizzano «fine del soggetto, vacuità dell’anima, tracollo dell’introspezione» nella letteratura contemporanea, ai romanzieri che si chiedono se «la tormentosa discontinuità degli esseri umani sia infine approdata a un’unica dimensione estroflessa, priva di oscurità e tensioni» Giuseppe Saltini consiglia di scrivere interrogandosi su questioni come: «Quali sono i miei sentimenti più autentici, le mie predilezioni naturali» oppure «Per quali fatti dell’esistenza altrui provo uno spontaneo interesse»
Contro le ipotesi che teorizzano «fine del soggetto, vacuità dell’anima, tracollo dell’introspezione» nella letteratura contemporanea, ai romanzieri che si chiedono se «la tormentosa discontinuità degli esseri umani sia infine approdata a un’unica dimensione estroflessa, priva di oscurità e tensioni» Giuseppe Saltini consiglia di scrivere interrogandosi su questioni come: «Quali sono i miei sentimenti più autentici, le mie predilezioni naturali» oppure «Per quali fatti dell’esistenza altrui provo uno spontaneo interesse».