Alberto Oliverio, ìCorriere Scienzaî 30/4/2000; Adriana Bazzi, ìCorriere della Seraî 21/04/2000; Claudio Di Giorgio, ìla Repubblicaî 23/04/2000, 30 aprile 2000
Peter MacNeilage e Barbara Davis, dell’Università del Texas, analizzando i suoni di lattanti e bambini piccoli appartenenti a lingue e culture diverse hanno scoperto che le loro vocalizzazioni di base (da-da, ta-ta, na-na, ma-ma, ecc
Peter MacNeilage e Barbara Davis, dell’Università del Texas, analizzando i suoni di lattanti e bambini piccoli appartenenti a lingue e culture diverse hanno scoperto che le loro vocalizzazioni di base (da-da, ta-ta, na-na, ma-ma, ecc.) sono sostanzialmente uguali in tutto il mondo. Questi suoni sarebbero ”proto-parole” appartenenti a una lingua primitiva ed estinta, rimasta iscritta nel nostro cervello, cioè nelle cosiddette memorie motorie (schemi che attivano determinati muscoli in sequenze prestabilite, in modo da riprodurre i suoni dei balbettii). Studiando le ”parole” dei lattanti gli scienziati hanno individuato quattro schemi comuni, quattro sequenze sillabiche che si ripresentano ovunque. Le parole che derivano da questi schemi entrano più facilmente nel linguaggio ed è per questo, ad esempio, che termini come ”mamma” o ”papà” si assomigliano ovunque. Anna Oliviero Ferraris, psicologa dello sviluppo: «Fino a un anno di età i suoni prodotti dai bambini appartengono tutti quanti alla specie umana, infatti sono simili in tutte le lingue. Ed è l’adulto che si adegua a questo baby talk, è lui che attribuisce a ”mamama” il significato di ”mamma”. l’adulto che si inserisce nella produzione linguistica del bambino attribuendole dei significati». Dello stesso avviso John Locke, esperto di linguaggio all’Università di Cambridge, e Noam Chomsky, secondo i quali gli esseri umani nascono con un corredo innato di suoni prelinguistici: all’inizio quindi non sono i bambini ad imitare gli adulti ma il contrario. Il balbettio inizia verso i tre mesi, la lallazione (lo stesso suono ripetuto più volte) tra i cinque e i sei mesi, segue l’ecolalia, la ripetizione di suoni pronunciati dall’adulto ma appartenenti al ”corredo di base” dei neonati. Solo a un anno il bimbo inizia ad imitare alcuni suoni prodotti dall’adulto, che non erano presenti nella fase del balbettio. Il passaggio al linguaggio vero e proprio si verifica intorno ai 18 mesi, quando vengono abbandonati o potenziati alcuni suoni che non fanno parte del repertorio naturale del neonato, ma sono tipici delle singole lingue.