21 aprile 2000
antonio Essere donne in cambogia Il retaggio di violenza dei khmer rossi si fa sentire anche sotto l’attuale regime monarchico e colpisce in particolare donne, ma i soprusi spesso vengono messi a tacere
antonio Essere donne in cambogia Il retaggio di violenza dei khmer rossi si fa sentire anche sotto l’attuale regime monarchico e colpisce in particolare donne, ma i soprusi spesso vengono messi a tacere. Il ”Cambogia Daily” nel mese di marzo riportava la testimonianza di una trentaduenne, madre di tre figli, violentata, sodomizzata e picchiata da diciassette ragazzi, alcuni adolescenti. Arrestati, sette di loro sono stati subito rilasciati dalla polizia senza consultare il giudice. La donna ha dovuto aspettare tre mesi per poter fare il test dell’aids (la Cambogia è il paese asiatico dove il virus progredisce più rapidamente: sconosciuto fino all’inizio degli anni ’90, oggi i sieropositivi sono quasi 200 mila su una popolazione di neanche dodici milioni, 80 senzatetto su 100 ne sono infetti). A gennaio, i genitori di una ragazza, sfigurata con l’acido dalla moglie di un alto funzionario, hanno rinunciato a denunciarla, in cambio di una somma di denaro. ”Molti i casi di questo genere”, dice Thun Saray, avvocato, difensore dei diritti umani. Il governo ha dovuto limitare la vendita di acido per gioiellieri che viene invece utilizzato per vendetta dalle mogli tradite. A febbraio ulteriori misure: sono state censurate canzoni come ”Ti amo anche se sei sposato” e ”Che posto occupo nella classifica delle tue amanti”. La sempre più ricca classe di affaristi, che gira in limousine, protetta da guardie del corpo, si sposa in pompa magna, con banchetti fastosi, nella stagione dei matrimoni, il periodo che precede il capodanno cambogiano (13 aprile). Molto diffusa la prostituzione infantile: i tassisti fuori dagli hotel per stranieri procurano vergini per 700 dollari (1.400 mila lire). Alcuni quartieri a luci rosse della capitale sono stati chiusi, ma la prostituzione si è spostata nei bar-karaoke (Jean-Claude Pomonti, ”Le monde” 19/4/2000).