Guido Olimpio, ཿCorriere della Sera 23/04/2000, 23 aprile 2000
Thailandesi. Per integrare la propria dieta (che di solito è composta solo da una ciotola di riso al giorno) i 20 mila poverissimi immigrati thailandesi che lavorano come contadini nei kibbutz di Israele mangiano animali selvatici e, con la loro caccia, hanno messo in pericolo di estinzione parecche specie selvatiche
Thailandesi. Per integrare la propria dieta (che di solito è composta solo da una ciotola di riso al giorno) i 20 mila poverissimi immigrati thailandesi che lavorano come contadini nei kibbutz di Israele mangiano animali selvatici e, con la loro caccia, hanno messo in pericolo di estinzione parecche specie selvatiche. Lo hanno scoperto i professori di zoologia dell’università di Tel Aviv che cercavano di scoprire i motivi di un’improvvisa diminuzione del numero di gazzelle del Golan (la prima ipotesi per spiegare il fenomeno era stata la siccità): sei anni fa erano 6000, oggi non sono più di 500. I sistemi usati dai thailandesi (che di solito vengono da distretti isolati nella foresta e imparano fin da piccoli le tecniche di caccia) sono rudimentali ma efficaci: fionde e trappole fatte con cappi o ramoscelli intrecciate, lacci, reti ecc.... Tra le prede preferite, anatre, oche e altri animali ritenuti non commestibili o sconvenienti da mangiare come lucertole, topi, serpenti, gatti selvatici, lupi. Nelle zone dove l’importazione di manodopera a basso costo si è rivolta verso altri paesi asiatici gli studiosi non segnalano variazioni della fauna selvatica.