Alessandra Farkas, Corriere della Sera, 03/05/2000 Piero Bianucci, La Stampa 03/05/2000, 3 maggio 2000
Paleontologi dell’Emory University di Atlanta, sotto la guida di Douglas Wallace, e della Stanford University, diretti da Peter Underhill, grazie allo studio dell’evoluzione del Dna umano, hanno tracciato il più dettagliato albero genealogico della specie umana, arrivando a due schemi paralleli
Paleontologi dell’Emory University di Atlanta, sotto la guida di Douglas Wallace, e della Stanford University, diretti da Peter Underhill, grazie allo studio dell’evoluzione del Dna umano, hanno tracciato il più dettagliato albero genealogico della specie umana, arrivando a due schemi paralleli. Il primo femminile, ricavato dallo studio del Dna del mitocondrio, trasmesso dalla madre al figlio, che resta immutato salvo errori di riproduzione o legati all’ambiente; l’altro maschile, legato al cromosoma Y ereditato dal padre. Risultato: tutti i gruppi etnici e linguistici moderni discendono da 18 progenitori femminili e 10 maschili, eredi di una Eva primordiale vissuta nel cuore dell’Africa nera 150 mila anni fa. Da questa linea genealogica emergono tre rami centrali maschili, L1,L2 e L3 che danno origine a una popolazione originaria ancestrale di 2.000 individui. Circa 144 mila anni fa la popolazione originaria inizia il suo esodo attraverso il continente africano. Mentre la prole di L1 e L2 rimane in Africa, alcuni figli di L3 giungono in Europa, 45 mila anni fa, attraverso il Medio Oriente, altri al Mar Caspio, 65 mila anni fa. Gli europei discendenti della prima migrazione si dividono in 9 rami principali, uno dei quali finisce in America (forse attraverso l’Atlantico o via Siberia). Asiatici, aborigeni australiani e indiani d’America sono invece figli della seconda ondata migratoria che da un iniziale ceppo africano si ramifica grazie a sei Eve e 7 Adami. (da terminare)