Alessandra Farkas, ཿCorriere della Sera, 05/05/2000, 5 maggio 2000
La Coca Cola, che non si è ancora ripresa da un anno di difficoltà e scandali (ultimo il boicottaggio degli afroamericani, dopo che otto neri hano fatto causa all’azienda per discriminazione razziale) ha pensato di frenare l’esodo dei dipendenti accorciando la settimana lavorativa (venerdì pomeriggio libero per tutti) e introducendo un nuova festa pagata: l’8 maggio, anniversario del lancio della bibita
La Coca Cola, che non si è ancora ripresa da un anno di difficoltà e scandali (ultimo il boicottaggio degli afroamericani, dopo che otto neri hano fatto causa all’azienda per discriminazione razziale) ha pensato di frenare l’esodo dei dipendenti accorciando la settimana lavorativa (venerdì pomeriggio libero per tutti) e introducendo un nuova festa pagata: l’8 maggio, anniversario del lancio della bibita. L’iniziativa segue di poco la decisione, giudicata rivoluzionaria, di consentire agli impiegati di presentarsi in ufficio in jeans e pantaloncini corti. Secondo Usa Today, i dipendenti della Coca Cola fuggirebbero in massa (il tasso di dimissioni è balzato dal 6-7 per cento del triennio 96-98 al dieci per cento nei primi mesi di quest’anno) perché hanno il morale basso e ”in un’economia come quella americana, con un tasso di disoccupazione di appena il 4 per cento, nessuna azienda può permettersi di avere dipendenti frustrati e insoddisfatti”. L’hanno capito anche altre aziende, infatti American Express offre come benefit assistenza legale ai propri dipendenti, Kpmg gli offre un servizio per acquistare biglietti aerei per le vacanze o per prenotare il parrucchiere, Quick Solutions garantisce a tutti la colf gratis. Nel contratto di assunzione del Lenox Hill Hospital di New York è prevista una polizza medica gartuita per gli animali domestici, in quello della Andersen Consulting di Chicago c’è un servizio gratuito di dog-sitter, e così via.